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Tap, contrasti a Brindisi tra Fusco e l'amico Emiliano

Tap, contrasti a Brindisi tra Fusco e l'amico Emiliano

BRINDISI - Il gasdotto a Brindisi un primo effetto lo sta determinando: il contrasto tra Roberto Fusco e Michele Emiliano, che pure considera il primo a sè vicinissimo fin dalla campagna elettorale che ha portato il segretario regionale del Pd alla elezione per la carica di presidente della Regione.

«Si è svolto nella giornata di sabato 21 novembre l’incontro con il Presidente Michele Emiliano del rappresentante di “Si Democrazia”, Roberto Fusco, nel corso del quale sono state esposte al Presidente le ragioni dell’opposizione di “Si Democrazia” all’approdo della Tap a Brindisi - spiega una nota -. Il territorio brindisino è stato per decenni violentato da troppi insediamenti industriali ad elevato impatto ambientale (petrolchimico, centrale a carbone di Brindisi Nord, Centrale a carbone di Brindisi Sud, ecc.) - si aggiunge -, sicché si deve solo diminuire la presenza di tali impianti, e non aggiungerne altri».

E si spiega «”Si Democrazia” ha ricordato le promesse del Governo nazionale e dell’Enel di chiusura della Centrale di Brindisi Nord e di integrale metanizzazione della Centrale di Cerano Brindisi Sud entro l’anno 2004 - prosegue la nota -, ricordando come tali promesse, indussero nel 1996 il Comune di Brindisi ad accettare il mega impianto termoelettrico a carbone Enel di Cerano Brindisi Sud, di 2.660 megawatt, revocando la famosa ordinanza contingibile ed urgente del Sindaco Arina del 1994 che ne impediva l’entrata in esercizio, ordinanza che aveva retto l’impugnativa dell’Enel dinanzi al Tar e dinanzi al Consiglio di Stato - si aggiunge -, ritenendo tali Magistrature nocivo il contemporaneo esercizio di entrambi tali impianti a carbone.

Promesse di chiusura e di metanizzazione scritte in forma di precisi e vincolanti obblighi nella Convenzione del Sindaco Maggi del 1996, sottoscritta persino dinanzi a notaio - si prosegue -, entrambe non mantenute, con la conseguenza che nel corso di tutti questi anni ben due centrali termoelettriche a carbone sono rimaste contemporaneamente in esercizio nel territorio di Brindisi, con gravi danni per la salute della popolazione.

Per tali ragioni, dettate dalla memoria storica recente - prosegue la nota -, “Si Democrazia” non crede più alle promesse dell’Enel o del Governo, ed ha quindi ribadito la propria contrarietà ad accettare l’approdo di un impianto come la Tap, costituente comunque un’infrastruttura invasiva per il territorio di Brindisi».

«Emiliano sulla Tap a Brindisi non fa scena», dice invece Onofrio Introna dei «Socialistideuropa» e si dimostra sorpreso delle «critiche rivolte in questi giorni al governatore» e del «fuoco amico da esponenti del Pd contrari allo spostamento del sito». Introna ribadisce l’opposizione da sempre a quella localizzazione da parte della Regione «semmai il SI’ all’infrastruttura, ma non certo a San Foca», sono le sue parole testuali.

Mostrandosi poi sorpreso dalle dichiarazione della on. Elisa Mariano (Pd), osserva: «È il governo nazionale ad essere rimasto sordo e la Puglia non ha avuto sostegno da alcuni parlamentari del territorio», «ma l’opposizione alla localizzazione dell’approdo Tap a San Foca è stata tanto ferma, che a nessuno può riuscire l’impresa di negarla o di catalogare l’azione coerente della Puglia come strumentale».

E qualche minuto dopo, ecco il consigliere regionale Pino Romano: «È giusto che il nuovo presidente della regione esprima la sua opinione su una grande infrastruttura come il gasdotto Tap», ha detto l’esponente del Pd, ricordando l’iter che ha « superato anche i giudizi amministrativi».

«Poi c’è il merito della proposta di Emiliano: spostare l’approdo del gasdotto nell’area brindisina - prosegue -. E qui non ci siamo. Su tale ipotesi, che periodicamente ritorna, ci sono – al di là delle valutazioni negative e vincolanti, espresse della commissione Via- le determinazioni delle istituzioni brindisine e degli eletti a Roma e Bari.

Per quello che mi riguarda la posizione è chiara e l’ho espressa più volte in questi anni - prosegue -: il territorio brindisino non può più ospitare impianti invasivi che renderebbero ancora più problematica la sostenibilità ambientale di un’area già degradata. E bisogna proprio capovolgere il tema - conclude -: Brindisi e provincia aspettano ancora le risorse per un piano di risanamento e recupero ambientale, e di tutela della salute, come parziale ristoro per i danni provocati in tanti anni da mega impianti energetici e industriali».

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