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Brindisi, 6 arresti (5 forestali) Rifiuti speciali nelle campagne in cambio di benzina e ricariche

Brindisi, 6 arresti (5 forestali) Rifiuti speciali nelle campagne in cambio di benzina e ricariche
BARI – Cinquanta o settanta euro per chiudere un occhio, fino a duemila euro per consentire agli imprenditori edili di fare i propri comodi in materia ambientale: sversare rifiuti speciali, inerti da demolizione, residui di scavi, nelle belle campagne del Salento, alla periferia di Brindisi città. Non solo in cambio di denaro, ma anche di mozzarelle, carciofini, buoni benzina, ricariche telefoniche. Sono alcune delle accuse che hanno portato all’arresto di cinque uomini del Corpo Forestale dello Stato in servizio a Brindisi tra il 2013 e il 2014 e di un imprenditore. Nove in tutto gli indagati.

I forestali sono anche accusati di avere impiegato in questioni personali diverse ore di lavoro e di avere usato impropriamente il telefono di servizio. E infine, di avere regalato ad amici le cartucce confiscate: "Non le vendo – dice uno degli indagati – faccio un regalo agli amici cacciatori".

La fotografia del presunto malaffare è stata scattata in un’inchiesta condotta dai carabinieri di Brindisi e coordinata dal pm Milto Stefano De Nozza, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare. In carcere sono finiti Gianfranco Asciano, 41 anni, di Brindisi, in servizio fino a poco tempo fa presso la stazione di Brindisi del comando forestale, e l’imprenditore brindisino Vittorio Greco, di 55 anni. Ai domiciliari sono i forestali Domenico Galati, 40 anni, di Surano (Lecce); Giovanni Bray di 37 anni di Martignano (Lecce); Massimo e Giovanni Rosselli di 41 e 45 anni di Ostuni (Brindisi). Le accuse a vario titolo sono di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e rivelazione di segreto di ufficio, nonchè concorso in abbandono incontrollato di rifiuti, peculato, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e truffa aggravata ai danni dello Stato. Secondo gli inquirenti, si trattava di comportamenti ormai consueti, frutto di una "abitudine" in voga tra tutti i forestali in servizio a Brindisi, tranne due.

A confermarlo ci sono conversazioni intercettate tra gli indagati: "Lui va in divisa, con la macchina di servizio, non si fa problemi" dicono tra loro i colleghi di uno degli indagati. E poi ancora: "C'è un modo di fare che non va bene, di cui è permeato il comando stazione, ci sono abitudini, abitudini vecchie". Loro parlano, i carabinieri ascoltano. La conclusione, da un punto di vista investigativo, è impietosa: "un diffuso sistema di illegalità che ha caratterizzato per anni le funzioni svolte" e che desta "tristezza", ha spiegato il procuratore della Repubblica Marco Dinapoli.

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