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«Chi dei due è l’imputato?» Uguali come gocce d’acqua assolti due fratelli di Ostuni

«Chi dei due è l’imputato?» Uguali come gocce d’acqua assolti due fratelli di Ostuni
di Piero Argentiero

OSTUNI - Non sono gemelli i due fratelli Gianni e Giorgio Sorato, ma somigliano come due gocce d’acqua. Non è facile distinguerli per cui il tribunale, non potendo stabilire chi dei due abbia consumato l’estorsione nei confronti del proprietario di una casa di campagna, ha chiuso il caso assolvendo anche Giorgio. Per non avere commesso il fatto, così come chiesto dal difensore, avvocato Mario Guagliani. Assolto nonostante il pubblico ministero di udienza avesse chiesto la condanna dell’imputato a otto anni di reclusione.

L’accusa aveva iniziato a traballare quando nel corso del processo a carico di Gianni Sorato (40 anni, l’altro ne ha 37 di anni) la vittima dell’estorsione disse che non riusciva a distinguere chi dei due lo avesse minacciato. In quella occasione Gianni fu assolto e furono trasmessi gli atti alla Procura per procedere nei confronti di Giorgio, rinviato a giudizio nei mesi scorsi dal giudice per le indagini preliminari, così come chiesto dal pubblico ministero Valeria Farina Valaori, rigettando la richiesta dell’avv. Guagliani, di processarlo con il rito abbreviato condizionato ad un confronto per verificare se realmente era stato Giorgio Sorato colui che avrebbe minacciato Pasquale Vorrano, ostunese anche lui, proprietario nel trullo nel quale in tre a quanto pare si erano piazzati contro la sua volontà.

Ricostruiamo la vicenda a partire dalle condanne di primo grado. I tre erano accusati di furto, mentre Giorgio Sorato e la donna anche di avere detenuto illegalmente undici cartucce calibro 12. E infine Gianni Sorato di estorsione «perché mediante minaccia consistita nel puntargli una pistola alla testa prospettando di incendiare i beni di sua proprietà, costringendo Pasquale Vorrano a concedergli in uso l’abitazione rurale di sua proprietà senza corrispettivo, nonché la sua Fiat Punto e il suo Fiat Ducato, si procurava un ingiusto profitto con pari danno della persona offesa».

Il collegio presieduto da Domenico Cucchiara (a latere Giuseppe Biondi e Francesco Cacucci) condannò i tre a sei mesi ciascuno di reclusione a 200 euro di multa a testa; Giorgio Sorato e la Valente ad un mese ciascuno di arresto per le cartucce, dichiarò non doversi procedere nei confronti dei tre per la violazione di domicilio per ritiro della querela e assolse Gianni dall’accusa di estorsione trasmettendo gli atti alla Procura per procedere contro Giorgio.

La vicenda prende le mosse dalla denuncia/querela sporta da Vorrano nell’aprile del 2010. L’uomo si rivolge alla polizia di Ostuni che recandosi nella sua casa in contrada San Giovanni, territorio di Ostuni, incontra la Valente con il compagno Gianni Sorato e la loro figlia. La conosce. Lei gli dice che è andata via da casa, che ha bisogno di aiuto e che si è sistemata in un trullo nei paraggi. Vorrano qualche giorno dopo torna e scopre che la donna, il compagno e la bambina stanno nel suo trullo. Lui li invita ad andar via e loro gli chiedono di restare per qualche giorno. Acconsente.

Tornato qualche tempo dopo, li trova ancora lì. Quel giorno c’è anche il fratello di Gianni, Giorgio Sorato. Vorranno si arrabbia, dice che devono andare via. Ma è costretto ad allontanarsi lui perché Gianni Sorato gli ha puntato la pistola alla tempia. Uscito da lì si reca al Commissariato di Polizia. Vorrano dice che è stato Gianni a minacciarlo con la pistola. Ma nel corso del processo si corregge. I due somigliano come fossero gemelli. I giudici rimediano all’errore assolvendo Gianni. Ma nonostante il processo bis non è stato possibile stabilire oltre ogni ragionevole dubbio se è stato Giorgio a minacciare il proprietario del trullo.

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