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Arpa Puglia: Report ci irride su camini di Torchiarolo

Arpa Puglia: Report ci irride su camini di Torchiarolo
BARI – Arpa Puglia sarebbe stata "irrisa" nel corso della trasmissione televisiva di Rai3 'Report' in relazione alle cause di inquinamento atmosferico da Pm10 nel comune brindisino di Torchiarolo. E’ quanto sostiene il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, che ha scritto una nota replicando alle accuse che sarebbero state lanciate nella trasmissione del 31 maggio scorso.

 Due le teorie in campo: quella di Arpa, supportata dalla Regione Puglia, secondo cui i superamenti dei livelli di Pm10 potrebbero essere riconducibili ai 522 camini presenti nel piccolo centro del Brindisino, e quella del Comune, secondo il quale ci sarebbe bisogno di accertamenti più approfonditi.

Secondo Arpa il servizio di Report , si legge nella nota, avrebbe "irriso pubblicamente" la credibilità dell’Agenzia regionale protezione ambiente "rea di aver affermato che l'inquinamento a Torchiarolo è causato soprattutto da caminetti domestici". Arpa ha allegato una serie di documenti e pareri di esperti, oltre che un rapporto Ocse secondo cui la combustione domestica di biomasse è classificata come una delle due principali fonti dell’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico.

Assennato ricorda inoltre che il piano di risanamento della qualità dell’aria nel Comune di Torchiarolo è bloccato sulla base di una sentenza del Tar di Lecce del febbraio scorso che ha imposto l’espletamento di una valutazione ambientale strategica.

Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dall’ex sindaco, Giovanni Del Coco, che aveva comunque emesso una ordinanza di divieto di accensione dei camini, in ottemperanza a quanto disposto dalla Regione Puglia con il piano di risanamento dell’aria, per evitare una multa di 29 milioni di euro da parte della Unione Europea, ma sosteneva che l'inquinamento nell’atmosfera non potesse essere riconducibile ai 522 camini presenti nel centro abitato.

Del Coco aveva chiesto indagini più accurate, il Tar nel febbraio scorso ha accolto il ricorso sostenendo che "la tipologia dell’area interessata richiede un piano di approfondimento puntuale, e quindi l’espletamento della procedura di valutazione ambientale strategica".

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