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Vini a Borgo Egnazia Antinori: «Dopo la Puglia Caucaso nuova frontiera»

Vini a Borgo Egnazia Antinori: «Dopo la Puglia Caucaso nuova frontiera»
di ANTONELLA MILLARTE

Puglia, capitale del vino per un lungo week end di degustazioni no stop con il top dei vini italiani. Il marchese Piero Antinori, pioniere del vino italiano nel mondo, fu uno dei primi a investire in Puglia alla fine degli anni ’90 quando per le nostre bottiglie non era ancora incominciata la corsa verso i vertici. In questi giorni a Borgo Egnazia, nel resort più lussuoso della regione creato dalla famiglia Melpignano a Savelletri di Fasano, Antinori ha presentato in collaborazione con la Federazione Italiana Sommelier di Puglia guidata da Giuseppe Cupertino - in anteprima mondiale - il suo nuovo vino rosato: “A”, della fattoria Aldobrandesca Igt Toscana da uve di Aleatico. Non è un caso, perché la Puglia è fra i maggiori produttori di pregiati vini rosati nel mondo nonché terra di primati: qui in Salento durante la seconda guerra mondiale venne imbottigliato il primo rosato italiano, l’unico concorso enologico nazionale dedicato ai rosati si tiene nel tacco d’Italia e la Docg per un rosato in Italia è stata ottenuta solo dalla zona di Castel del Monte.

Ma dove conviene ora investire nella mappa del vino mondiale? Il grande fiuto imprenditoriale del marchese Piero Antinori indica il Caucaso, è lì che ha avuto origine il vino. I più antichi vignaioli del mondo, quelli che hanno addomesticato la vite, sarebbero proprio gli abitanti di quella che oggi è la Georgia dove gli archeologi hanno ritrovato una cantina di circa 6.000 anni fa. Antinori, però, ci tiene a precisare che al momento non ha in programma un investimento nell’Europa dell’Est o in altre vigne del globo. La sua famiglia produce vino dal 1385 con ben 26 generazioni dedite alla vigna. Passione e intuito hanno guidato questa storia straordinaria nella quale la svolta imprenditoriale moderna, ma sempre ancorata saldamente alle tradizioni, è stata data proprio dal marchese Piero Antinori. Lui, che guida il colosso toscano del vino più famoso al mondo, alla fine degli anni ’90 ha dato il via agli investimenti nelle vigne pugliesi. Ha creato, dal nulla, costruendola pietra su pietra lo splendore di Tormaresca a Minervino Murge nel nord barese, ed ha riportato a nuova vita Masseria Maime a San Pietro Vernotico in Salento. La celebre rivista americana “Wine Spectator” quando, per la prima volta, ha recensito un vino italiano lo ha fatto proprio con un vino di Antinori.

Non è solo vino, sono “valori trasmessi di generazione in generazione, passione per la terra e la pazienza e la perseveranza – ha spiegato il marchese Antinori - perché nel nostro settore i tempi sono lunghi”. “Si pianta e prima di circa un decennio, non si raccoglie nulla. Credo che per produrre qualità in gioventù bisogna aver respirato del bello e vivere vicino a Firenze può aver contribuito”, ha detto Antinori che ha poi fatto una dichiarazione d’amore se così possiamo dire verso la Puglia e tutto ciò che ancora secondo lui possiamo esprimere: identità e territorio, straordinaria bellezza ma anche varietà delle attrattive per i turisti, con una gastronomia tipica di eccellenza unitamente alla qualità di Sua Maestà il vino.

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