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Il tumore «sparisce» Si grida al miracolo a S. Pancrazio Salentino

Il tumore «sparisce» Si grida al miracolo a S. Pancrazio Salentino
di FEDERICA MARANGIO

SAN PANCRAZIO SALENTINO - «Io, Pancrazio, miracolato da San Pancrazio». Scienza, pura coincidenza o la mano del Signore attraverso il martire San Pancrazio? Queste le domande che stanno facendo arrovellare la mente di Pancrazio Spagnolo e dei suoi più stretti parenti alla notizia comunicata dai medici della clinica ospedaliera di Dusseldorf in Germania che - esami alla mano - hanno riscontrato la completa guarigione del paziente dal brutto male localizzato all’addome. Sarà un miracolo o sono stati bravissimi i medici tedeschi che hanno sottoposto Pancrazio a una serie di sedute di chemioterapia? La domanda rimarrà insoluta, certo è che Pancrazio il 12 maggio - giorno della ricorrenza del Santo che porta il suo nome - ha lasciato a bocca aperta gli stessi medici, i quali, increduli, dopo averlo sottoposto a esami approfonditi (tra cui la Tac, la risonanza magnetica e numerose dettagliate analisi cliniche) hanno accertato che la massa tumorale all’addome di circa 2 chili si era completamente assorbita senza ledere organo alcuno. Il protagonista della vicenda ha 37 anni, padre di un bambino di dodici, sposato con una ragazza portoghese. Per motivi professionali risiede a Dusseldorf. La madre Francesca Politi, il padre Pietro e la sorella Antonella che vivono a San Pancrazio sono senza parole per la gioia della notizia.“Abbiamo vissuto momenti di profondo dolore – dice la madre Francesca –. Siamo corsi da lui a sostenerlo ma in realtà è stato lui a sorreggere noi”.

Nel giro di pochi mesi aveva perso trenta chili ma la grande paura era arrivata il giorno di Capodanno, allorquando i medici avevano individuato una massa tumorale che, prima di essere asportata con un intervento, avrebbe dovuto necessariamente ridimensionarsi. A questo punto sarebbe servita la chemioterapia intensissima di quattro mesi cui Pancrazio si è sottoposto, sospinto dall’aumentare di dolori lancinanti che gli impedivano persino di reggersi in piedi. Dal ricovero in ospedale all’intervento avvenuto a marzo nel quale è stato asportato un altro organo ormai compromesso, Pancrazio subiva il disagio e la spossatezza totale delle cure chemioterapiche. I tempi per la cura si prevedevano lunghissimi e intanto Pancrazio alla clinica di Dusseldorf passava da un reparto all’altro. I medici non hanno mai espresso un parere sulla possibilità di guarigione. E alle insistenze dei famigliari si stringevano nelle spalle evitando di parlare o fare previsioni, talmente grave era la situazione. Ovviamente, attendevano i risultati degli esami per poter finalmente esprimere un giudizio e magari dare qualche speranza. E il 12 maggio dalla Germania - il giorno della festa del Santo che porta il suo nome - finalmente una lieta notizia. Dopo averlo appreso dai medici, è lo stesso Pancrazio Spagnolo a comunicarlo: “Mamma siediti. Il tumore è scomparso”. “Sai che giorno è Pancrazio? San Pancrazio”. Queste le prime battute commosse tra una madre e un figlio, appesi alla speranza di un abbraccio dalle sorti degli esami comunicate immediatamente al cellulare. E allora una corsa nella Chiesa Madre del paese a pregare e a ringraziare il Signore per aver «operato» attraverso San Pancrazio. Nella Messa di ringraziamento, officiata da don Leonardo Pinto, la commozione - mista a lacrime di felicità - era davvero tanta. In pratica, secondo quanto hanno riferito i medici tedeschi, è come se la mano di qualcuno fosse intervenuta chirurgicamente per liberare il paziente dal tumore.

Subito dopo la Messa di ringraziamento e telefonate a amici e parenti che sparsi ovunque tra Italia e Germania avevano chiesto la guarigione di Pancrazio, la famiglia ha acquistato i biglietti per raggiungere il figlio e trascorrere con lui un po’ di giorni, «dimenticando i brutti momenti ma ringraziando sempre il Signore» dice sommessamente e con la voce rotta dall’emozione il padre Pietro. Il figlio non tornava a casa da cinque anni. Sarà stato San Pancrazio a ricordargli le sue origini e a riportarlo nella sua terra?

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