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Mesagne, sabotava stampante della collega condannato un 67enne

Mesagne, sabotava stampante della collega condannato un 67enne
di Piero Argentiero

MESAGNE - Aveva preso di mira la stampante della collega che puntualmente se la trovava piena di acqua. In un’occasione l’acqua provocò un corto circuito che bloccò l’attività dell’intero ufficio. Un danno denunciato alla Digos dall’Amministrazione provinciale dalla quale dipende l’Ufficio del lavoro di Mesagne nel quale avvenivano i sabotaggi. O meglio lo stalking. Perché alla fine di questo si è trattato: della persecuzione sistematica di una impiegata da parte di un collega. Ieri l’uomo è stato condannato pesantemente. Si tratta di Pasquale Guerriero, 67 anni, di Torre Santa Susanna,difeso dall’avvocato Cosimo Lodeserto.Il giudice Genantonio Chiarelli lo ha condannato a quattordici mesi di reclusione senza sospensione della pena. Vale a dire, quando la sentenza diverrà definitiva, se la pena resterà invariata, dovrà scontarli. Inoltre l’uomo dovrà risarcire il danno alla parte offesa (Filomena Coppola, assistita dall’avvocato Gianvito Lillo) e dovrà pagare le spese di costituzione della parte civile. Il pubblico ministero di udienza (un giudice onorario) aveva chiesto la condanna a sei mesi.

Una discussione durata quattro ore, seguita da due ore di camera di Consiglio e poi la sentenza di condanna senza sospensione della pena.

L’uomo aveva attuato una vera e propria persecuzione nei confronti della collega, entrambi dipendenti dell’Ufficio del lavoro provinciale, distaccati nella sede di Mesagne. Non solo la stampante, ma anche altre vessazioni. Come il danneggiamento delle foto dei due figli della dipendente dell’Ufficio del lavoro. Lei le appendeva al muro del suo box e una mano ignota le imbrattava con i pennarelli. Una persecuzione durata due anni, che aveva portato l’impiegata a rivolgersi ad un Centro di igiene mentale perché lo stress subìto sul posto di lavoro le aveva procurato dei forti disturbi. E per mesi è stata in cura.

Alla fine il persecutore dell’impiagata viene scoperto. E’ il collega Pasquale Guerriero. Il pubblico ministero Pierpaolo Montinaro lo iscrive nel registro degli indagati per avere «molestato e minacciato Filomena Coppola» e per avere «reso inservibile la stampante in dotazione della stessa, di proprietà della Provincia», e la giudice per le indagini preliminari Paola Liaci gli impone di stare ad almeno trecento metri di distanza dalla donna, sia fuori sia dentro l’ufficio. Per cui viene trasferito in altra sede.

I poliziotti della Digos lo identificano attraverso i filmati registrati dalla telecamera piazzata nell’ufficio dell’impiegata con autorizzazione della giudice Liaci, su richiesta del pubblico ministero Montinaro, titolare dell’inchiesta aperta a seguito della denuncia presentata dalla dirigente del Mercato del lavoro della Provincia. Dai filmati si nota l’uomo mentre mette in atto la persecuzione nei confronti della collega.

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