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Xylella, ambientalisti non fermano le ruspe abbattuti 7 ulivi infetti. I ricercatori «Distruggere non basta»

ORIA (BRINDISI) – Sono terminate le operazioni di abbattimento dei sette alberi d’ulivo attaccati dalla xylella fastidiosa in località Fascata, ad Oria (Brindisi). Le operazioni, osteggiate dagli ambientalisti, sono durante circa un’ora. Domani sarà completata la bruciatura delle ramaglie e la pulizia dei terreni.

Appena gli ambientalisti, che presidiavano le ruspe, si sono accorti dell’abbattimento hanno cominciato ad inveire contro gli operai e le Forze dell’ordine che presidiano la zona, ed hanno sbattuto le mani contro la recinzione che li separa dal fondo. Qualche manifestante è stato colto da malore ed è stato soccorso. Gli ambientalisti hanno urlato "Bastardi, assassini", ma non vi è stato alcun contatto fisico.

Questa mattina le ruspe della Forestale sono arrivate presto in contrada Frascata, in agro di Oria, per l’eradicazione dei primi sette alberi di ulivo infetti da Xylella, ma hanno trovato un gruppo di ambientalisti del Movimento 5 stelle, circa una cinquantina, che hanno tentato di impedire, anche posizionandosi sui cingolati, l’avvio delle operazioni del piano per l’emergenza disposto dal commissario straordinario Giuseppe Silletti.

«SALVIAMO GLI ULIVI» - "Bisogna fermare la strage", dicono gli ambientalisti che si trovano in contrada Frascata a Oria e che protestano contro l’avvio delle opere di eradicazione di ulivi infetti da Xylella. I manifestanti hanno parlato con il commissario prefettizio di Oria (Brindisi), Pasqua Erminia Cicoria, che si trova sul posto per verificare la situazione.

Le ruspe non sono state ancora messe in moto e alcuni ambientalisti sono seduti sulle pale meccaniche e sembrano intenzionati e non spostarsi per impedire le operazioni di espianto. "Non si possono uccidere ulivi secolari" affermano gli ambientalisti. Sul luogo anche qualche proprietario di uliveti nella zona del Brindisino da cui inizierà, secondo i programmi, l'esecuzione del piano Silletti contro l’emergenza determinata dal batterio killer.

CONTESTATA AGLI AMBIENTALISTI L'ACCUSA ASSEMBLEA NON AUTORIZZATA - Sono in corso nelle campagne di Oria operazioni di identificazione da parte di carabinieri e agenti del corpo forestale degli ambientalisti presenti in contrada Frascata che da questa mattina di fatto stanno impedendo l’attuazione della eradicazione di sette piane di ulivo infette dalla Xylella.
La decisione è scattata dopo la contestazione di "assemblea non autorizzata" mossa dal comandante dei carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana, come contemplato dal Testo unico Leggi pubblica Sicurezza, perchè gli ambientalisti impediscono "di fatto l’esecuzione di un provvedimento legalmente dato dall’autorità competente".
Le generalità delle persone identificate – si è appreso – saranno poi trasmesse all’Autorità amministrativa e Giudiziaria per le ripetitive competenze. Al momento i manifestanti presenti sono meno di un centinaio.

MANIFESTANTI SUGLI ALBERI - Due ambientalisti sono saliti su un albero per bloccare l’abbattimento degli ultimi tre dei sette ulivi di cui è prevista oggi l’eradicazione ad Oria, nel brindisino. Uno di loro, all’improvviso, è sceso dall’albero e, con un forcone, ha tentato di togliere le ramaglie dal fuoco. Subito bloccato dai carabinieri, è risalito sull'albero. Sul posto vi sono una settantina di ambientalisti che protestano animatamente.

RICERCATORI: ABBATTERE NON BASTA - Distruggere gli ulivi centenari della Puglia non basta: la Xylella fastidiosa è in realtà un super-batterio che deve essere combattuto con armi capaci di colpire al cuore direttamente sia lo stesso microrganismo, sia l'insetto che lo diffonde. E’ questo l’appello lanciato da alcuni ricercatori che stanno studiando il problema e che ritengono ugualmente importante azioni preventive sul terreno e per intercettare il batterio grazie alla diagnosi molecolare.
“Sradicare gli ulivi non basta”, osserva l’esperto di Biologia ambientale Marcello Nicoletti, dell’università Sapienza di Roma. “E' in atto una vera e propria epidemia, da parte di un microrganismo che per circa 30 anni è stato 'tranquillò e che a un certo punto è improvvisamente cambiato”, aggiunge.
Le ragioni di questa trasformazione in un super-batterio non sono ancora note: secondo le teorie prevalenti potrebbe essere stata la conseguenza di una mutazione genetica spontanea, per esempio simile a quelle che avviene nel virus dell’influenza, oppure una risposta ad un clima più caldo. Va quindi combattuto direttamente il batterio, insieme all’insetto che è il suo vettore, il Philenus spumarius, comunemente noto come 'sputacchinà e molto diffuso. Esistono antibiotici per combatterlo, ma c'è il rischio che alla fine possano rafforzare il batterio, rendendolo resistente.
“Anche dopo aver distrutto le piante – osserva Nicoletti - gli insetti restano nell’ambiente e continuano a diffondere la Xylella”. Per questo è importante aggredire anche gli insetti, ad esempio con larvicidi, “ma sempre di origine naturale”, e agire poi sul terreno, “modificandolo in modo che fornisca alla pianta il sostegno di cui ha bisogno”.

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