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«Così ho fregato Al Bano» Intercettazione fatale al ladro che rubò nel ristorante

«Così ho fregato Al Bano» Intercettazione fatale al ladro che rubò nel ristorante
ANTONIO PORTOLANO
CELLINO SAN MARCO (Brindisi) - «Io a “coso” gli fregai la cassa... Al ristorante di Al Bano». È una delle tante intercettazioni che hanno permesso ai carabinieri di spalancare le porte del carcere ad un gruppo di pusher che per finanziare l’acquisto di stupefacenti avrebbero messo a segno anche una tentata rapina e una serie di furti, uno dei quali proprio ai danni del rinomato ristorante «Don Carmelo» di Al Bano Carrisi.

Si conclude con 7 arresti (2 in carcere e cinque ai domiciliari) l’operazione condotta dalla Compagnia dei carabinieri di Brindisi e dalla Stazione di Cellino San Marco. I militari hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Giuseppe Licci su richiesta del pm Pierpaolo Montinaro, nei confronti di 7 presunti responsabili, a vario titolo, di detenzione e cessione in concorso di sostanze stupefacenti, furto nonché tentata rapina. Gli arrestati in carcere sono: Gabriele Leuzzi, 36 anni, di San Pietro Vernotico; Stefano Spina, 36 anni, di Cellino San Marco. Gli altri 5 finiti ai domiciliari sono: Dario Francavilla, 43 anni, di Cellino San Marco, Giuseppe Cortese, 26 anni, di Cellino San Marco; Ivana Carrozzo, 33 anni, di Cellino San Marco; Stefania Chirizzi, 24 anni, di Cellino San Marco e Gabriele Cucci, 25 anni di Cellino San Marco.Quattro gli indagati a piede libero per gli stessi reati. Si tratta di: I.D.S., 21enne A.F, 35enne e i coniugi M.Q., 33 anni, e I.R., 26 anni, tutti di Cellino San Marco. Le donne hanno assunto principalmente il ruolo di «basiste».

Una «banda di balordi pericolosi», li ha definiti il procuratore Marco Dinapoli, «che per finanziare la propria attività di spaccio non hanno esitato a mettere a segno furti e una tentata rapina ai danni di un’anziana, fortunatamente non andata a segno, anche se i carabinieri erano pronti a difenderla». L’indagine è stata denominata «Il Trentino» - perché così gli indagati chiamavano per telefono la dose da 0,3 grammi di cocaina e al costo di 30 euro - ed è stata condotta, da gennaio a settembre 2014, dalla Stazione dei Carabinieri di Cellino San Marco dopo l’eplosione di due fucilate contro l’abitazione di Gabriele Leuzzi.

L’attività dei carabinieri ha permesso di raccogliere elementi di prova su un’articolata rete di vendita al dettaglio di cocaina e marijuana nell’ambito dei Comuni di Cellino San Marco e limitrofi, facendo emergere anche la commissione, da parte degli indagati, di alcuni furti per finanziarsi. Tra questi anche quello del 14 ottobre 2011 ai danni del ristorante di Albano Carrisi che fruttò oltre 4000 euro che Gabriele Leuzzi si attribuisce in diverse intercettazioni con la complicità della moglie, all’epoca dipendente della struttura come aiuto cuoco-lavapiatti.

«La nostra è in un’epoca di crisi economica che qualche volta diventa anche crisi di valori» ha commentato Al Bano. «Stento a credere che una ex dipendente sia accusata di complicità con i presunti ladri.Colgo l’occasione per ringraziare per il gran lavoro svolto i Carabinieri, che hanno continuato a lavorare per venire a capo di questa vicenda».

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