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Imprenditori ordinavano furti in altre aziende 18 arresti nel Brindisino La denuncia di una vittima: «Disperato, adesso chiudo»

BRINDISI – Imprenditori che commissionavano furti in altre aziende, vigilanti che favorivano l’ingresso dei ladri nei parchi fotovoltaici, un addetto alla manutenzione in grado di disattivare i sistemi di videosorveglianza, tutto al fine di far compiere razzie a raffica di acciaio, ferro e di rame, rubato in grande quantità in danno di industrie messe in ginocchio nel 2012 e nel 2013 da continui saccheggi
Imprenditori ordinavano furti in altre aziende 18 arresti nel Brindisino La denuncia di una vittima: «Disperato, adesso chiudo»
BRINDISI – Tartassati dalla crisi ma anche dai ladri. E’ quanto hanno dovuto subire a Brindisi grossi gruppi industriali, piccole realtà locali, società che gestiscono impianti fotovoltaici di ogni dimensione che erano  finiti nel mirino di un gruppo composto complessivamente da 26 persone, 18 delle quali sono state arrestate. L’indagine è stata condotta nel 2012 e nel 2013 dalla squadra mobile di Brindisi. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip Stefania De Angelis su richiesta del pm Marco D’Agostino.

Nell’elenco degli arrestati figurano quattro imprenditori, tra cui Antonio Cannone, titolare di un centro di recupero rottami, e suo genero Tiziano Martina, proprietario di un deposito, che, secondo l’accusa, oltre ad essere i committenti dei furti che avvenivano nella loro stessa zona, fornivano l'equipaggiamento e i mezzi per depredare sistematicamente le aziende prese di mira.

I ladri prelevavano macchinari, batterie, attrezzature specializzate ma soprattutto acciaio, ferro e rame, l’oro rosso che più del resto faceva gola: sono 450 i quintali di rame che sono stati rubati, 120 ne sono stati recuperati nel corso delle indagini e degli interventi dei poliziotti. Tra gli indagati ci sono anche due guardie giurate, Emanuel Magrì e Diego Quarta, addetti alla sorveglianza dei parchi fotovoltaici, che secondo l'accusa sarebbero complici del gruppo.

E’ anche coinvolto un dipendente di una grossa ditta veneta, la Scandiuzzi Steel Construction, la più bersagliata dall’organizzazione: almeno 10 gli episodi di furti citati nell’ordinanza eseguita stamani. Una trentina in quindici anni i furti subiti dal patron dell’azienda trevigiana, Renzo Scandiuzzi. Dalla sua segnalazione è partita l'inchiesta, più che una denuncia, un’accorata richiesta di aiuto: l’imprenditore, hanno spiegato gli investigatori, era disperato e sul punto di mollare tutto, dovendo suo malgrado lasciare a casa 60 dipendenti.

L'attività investigativa della Squadra mobile ha però cominciato presto a dare i suoi frutti, con numerosi riscontri in tempo reale fino a rilevare l’esistenza di una associazione per delinquere strutturata con tanto di ruoli e piani esecutivi. Il 14 febbraio scorso l’ultimo accertamento: ancora una volta c'era stata un’incursione nello stabilimento Scandiuzzi. Fu eseguito un arresto e due persone vennero denunciate. Il materiale rubato, 10.000 euro di attrezzatura, fu recuperato e riconsegnato al proprietario. Con gli arresti di oggi, gli investigatori ritengono che l’articolato giro di affari sia  stato portato quasi del tutto alla luce.

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