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Parco fotovoltaico frazionato: 11 condanne a Brindisi

BRINDISI – Per aver contribuito alla realizzazione con un 'illecito frazionamentò di cinque parchi fotovoltaici confinanti dalla potenza complessiva di 5 megawatt, 11 persone sono state condannate dal Tribunale di Brindisi a pene fino a 2 anni e 2 mesi di reclusione per reati a vario titolo di abuso d’ufficio, falso, lottizzazione abusiva e peculato. Tra i condannati anche l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico di San Donaci in cui ricadeva l’impianto (Foto archivio)
Parco fotovoltaico frazionato: 11 condanne a Brindisi
BRINDISI – Per aver contribuito alla realizzazione con un 'illecito frazionamentò di cinque parchi fotovoltaici confinanti dalla potenza complessiva di 5 megawatt, 11 persone sono state condannate dal Tribunale di Brindisi a pene fino a 2 anni e 2 mesi di reclusione per reati a vario titolo di abuso d’ufficio, falso, lottizzazione abusiva e peculato. Tra i condannati anche l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico di San Donaci in cui ricadeva l’impianto.

Al termine dello stesso processo il Tribunale ha anche deciso un proscioglimento per prescrizione e una assoluzione oltre che la demolizione dei manufatti già realizzati e il diritto al risarcimento del danno della Regione Puglia e del Comune di San Donaci che si erano costituiti parte civile. Il danno andrà quantificato in sede civile.

A quanto fu accertato da indagini coordinate dal procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi e delegate ai carabinieri del Noe gli impianti, ciascuno dalla potenza inferiore a un megawatt, facevano parte di un unico parco fotovoltaico che stando alla normativa regionale avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione unica regionale perchè venisse rilasciato il permesso per costruire.

A occuparsi dei lavori cinque ditte siciliane che in realtà secondo l’accusa facevano capo a una sola persona e che sono poi rimaste coinvolte in altre inchieste sul fotovoltaico selvaggio in Puglia Il Comune di San Donaci aveva invece assentito alla realizzazione degli stessi, in località Monticello, con la sola denuncia di inizio attività.

Il peculato sarebbe invece consistito nell’appropriazione, presentando false attestazioni di fine lavoro, delle tariffe riconosciute dal ministero dello Sviluppo economico a coloro che avevano concluso l'installazione di un impianto fotovoltaico entro il 31 dicembre 2010. Gli impianti erano stati sottoposti a sequestro nel 2011, il processo era iniziato nel 2012.

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