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Quel carabiniere morto infoibato senza riconoscimento

di NUCCIO CARRIERO
SAN VITO DEI NORMANNI - Anche San Vito ricorda e piange in questi giorni la morte di un suo concittadino “infoibato”. In prossimità della annuale ricorrenza e celebrazione del Giorno del Ricordo del 10 Febbraio, istituito con Legge n. 92 del 30 marzo 2004, è quanto meno doveroso ricordare ai tanti suoi concittadini, la triste sorte toccata ad un eroico, giovane Carabiniere, Annibale D’Agnano (nella foto)
Quel carabiniere morto infoibato senza riconoscimento
di NUCCIO CARRIERO

SAN VITO DEI NORMANNI - Anche San Vito ricorda e piange in questi giorni la morte di un suo concittadino “infoibato”. In prossimità della annuale ricorrenza e celebrazione del Giorno del Ricordo del 10 Febbraio, istituito con Legge n. 92 del 30 marzo 2004, è quanto meno doveroso ricordare ai tanti suoi concittadini, la triste sorte toccata ad un eroico, giovane Carabiniere, durante il corso della Seconda Guerra Mondiale.

A distanza di molti anni dal verificarsi degli eventi si è dato ampio risalto a quell’atroce metodo utilizzato per eliminare i soldati italiani fatti prigionieri dagli slavi. Nel 2004 si è giunti finalmente a riconoscere ufficialmente tale barbaro metodo che sarà identificato come il triste fenomeno delle “foibe” e far sì di commemorare degnamente quanti, e furono numerosissimi, morirono in tal modo.
Le “foibe” sono per lo più delle cavità tipiche delle zone carsiche situate in avvallamenti del terreno nelle quali confluisce l’acqua piovana ed esistenti in gran numero in tutto il territorio balcanico.

Come ormai è noto a tutti, i nazionalisti e comunisti jugoslavi, sul finire del conflitto, misero in atto contro la popolazione civile italiana violente rappresaglie, che furono più violente proprio durante l’occupazione della città di Trieste, di Fiume, dell’Istria e della intera Dalmazia da parte della Resistenza jugoslava. Lo stesso metodo, ad onor del vero, fu utilizzato anche contro i croati e gli sloveni residenti in quelle regioni, considerati di ostacolo alle mire della resistenza titina nella primavera del 1945. Da quei giorni moltissimi civili diedero inizio all’esodo di massa verso altre nazioni. Molti altri, tuttavia, che non vollero abbandonare i loro averi, i loro ricordi, i propri cari defunti, furono catturati e quindi massacrati scaraventandoli nelle “foibe”.
I prigionieri, sia uomini, donne o bambini, venivano legati uno all’altro, e fatti precipitare nelle “foibe” ancora vivi trascinati dal primo del gruppo che era il solo ad essere stato ucciso con un colpo di arma da fuoco. A quanto ci è dato sapere finora, Annibale D’Agnano è stato l’unico militare di S. Vito ad essere stato «infoibato», sebbene la sua morte risalisse a molto tempo prima del periodo in cui i titini attuarono l’eliminazione sistematica delle altre migliaia di civili o militari.

Il nostro Carabiniere Ausiliario era nato il 29 settembre del 1922 in una modesta famiglia di onesti lavoratori residenti a San Vito dei Normanni in via Garibaldi. Durante la 2ª Guerra mondiale fu assegnato a prestare servizio nella 17ª Compagnia Autonoma dislocata a Tirana (Albania). Dalla primavera del 1943, purtroppo, il suo Comando ed ancor di più la sua famiglia, il padre Francesco e la mamma Annunziata Cervelliera, ne ignorarono la sorte. Di lui non si ebbero più notizie come si evince dal Verbale d’Ir - reperibilità (prot. n. 171671/2/A) emesso il 29 aprile 1948 dal Ministero della Difesa e riportato in un documento conservato presso l’Archivio Storico Comunale di S. Vito (Cat. VIII, Busta n. 91, fasc. n. 226). Un altro simile documento, che è conservato presso l’Archivio di Stato di Brindisi e redatto dall’Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra (A.n.f.c.d.g.), riporta che il D’Agnano è disperso in Albania. L’Associazione colloca la sua scomparsa presumibilmente avvenuta il 1° aprile 1943 in località Solenice (Solenizza) durante un combattimento con i ribelli (A.S.B.: A.N.F.C.D.G., Busta n. 66, fasc. n. 259). In seguito a ciò il 24 febbraio 1962 il Tribunale di Brindisi, come da prassi, emise una sentenza di morte presunta nella quale, tale evento, è indicato avvenuta in Albania il 24 gennaio 1943. Rimangono, tuttavia, ancora sconosciute per altri lunghi anni il luogo esatto della morte e di sepoltura, oltrechè le reali circostanze e le cause del decesso.

Il mistero del luogo della scomparsa si svela, nella sua atroce e cruda realtà, solo all’inizio degli anni Novanta, quando furono ritrovati i suoi resti mortali. Insieme ai resti di Annibale furono rinvenuti quelli di altri sessantotto Carabinieri trucidati nell’aprile 1943. Che, tra i poveri resti, vi siano realmente anche quelli appartenuti al valoroso Carabiniere c’è l’assoluta certezza derivante dal fatto che è rinvenuta anche la sua piastrina di riconoscimento ancora ben leggibile. Il luogo del ritrovamento, come ci è fatto sapere dai parenti, che a loro volta apprendono tale notizia ufficiale dagli organi competenti, risulta essere un grande fosso (foiba) situato in territorio albanese precisamente in località Kremenar (paesino situato a pochi chilometri ad est di Valona) e denominato “Grotta del Pipistrello”. Non ci sono tuttavia altri elementi dai quali ricavare informazioni utili a stabilire anche i suoi ultimi e tragici istanti di vita e quasi sicuramente rimarranno per sempre sconosciute.

I resti di un primo gruppo di ventuno militi, la cui singola identificazione era impossibile, una volta recuperati il 30 gennaio 1993 furono traslati in Italia. Dopo una solenne cerimonia commemorativa, alla quale parteciparono esponenti dell’Amministrazione cittadina ed alcuni parenti del D’Agnano, le urne contenenti i resti dei poveri Carabinieri furono definitivamente tumulate nel grande Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari.
Per ricordare l’evento l’Amministrazione dell’epoca fece affiggere un manifesto con il quale ne dava doverosamente notizia all’intera cittadinanza. Nonostante il destino di questo giovane si fosse concluso in una zona molto distante dalle regioni innanzi citate e storicamente accertate come territori d’origine del triste fenomeno delle “foibe”, la circostanza dell’analogia tra il luogo in cui si è verificata la morte e le “foibe” istriane, ed inoltre, presumendone anche simili i metodi, ci induce ad un ragionevole accostamento con quello che avverrà fino a qualche anno dopo la cessazione delle ostilità in Jugoslavia. In virtù di ciò, il 12 marzo 2010, fu inoltrata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il Prefetto di Brindisi Domenico Cuttaia, tutta la documentazione di D’Agnano, assieme alla richiesta di riconoscimento quale vittima delle “foibe” e gli venisse conferita la “Medaglia del Ricordo” istituita dalla medesima Legge n. 92.

Con profondo rammarico, purtroppo, poco tempo dopo si costatò che la Commissione, prevista dalla citata legge, ed istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con una lettera inviata il 29 luglio 2010 (prot. n. 10/5519/21.4/GAB), comunicava il non accoglimento dell’istanza «in quanto il caso rappresentato non è riconducibile alle tipologie previste dalla legge, ai sensi del comma 1, dell’art. 3, con particolare riferimento al territorio dell’avvenuta scomparsa».
Circoscrivendo tali accadimenti in un territorio ben delimitato ed in un arco di tempo ben definito si è sancita una norma estremamente discriminante, che considera il luogo più che le modalità dell’uccisione. In fondo si trattava di considerare la morte del D’Agnano come un assassinio ugualmente perpetrato e rendere così al giovane Carabiniere ed a maggior gratificazione dei familiari, una tardiva e doverosa riconoscenza.

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