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Brindisi, estorsione a negozio di fiori cinque arresti

BRINDISI – Per impossessarsi di un negozio di fiori al cimitero di Brindisi e della sua licenza, non avevano esitato a usare metodi mafiosi, con rapina ed estorsione. Per questo 5 persone nella città pugliese sono state sottoposte a misure cautelari dalla direzione antimafia di Lecce. Le misure sono state eseguite all’alba dai poliziotti della Digos di Brindisi e dai carabinieri del Comando provinciale
Brindisi, estorsione a negozio di fiori cinque arresti
BRINDISI – Per impossessarsi di un negozio di fiori al cimitero di Brindisi e della sua licenza, non avevano esitato a usare metodi mafiosi, con rapina ed estorsione. Per questo 5 persone nella città pugliese sono state sottoposte a misure cautelari dalla direzione antimafia di Lecce. Le misure sono state eseguite all’alba dai poliziotti della Digos di Brindisi e dai carabinieri del Comando provinciale.

Tra gli arrestati c'è Donato Borromeo, di 41 anni, ritenuto da alcuni collaboratori di giustizia un referente del clan "Campana" della Scu, ma mai condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso. Gli altri quattro finiti in manette sono Giovanni Borromeo, di 45, di Brindisi, Serena Lorenzo, di 27, Francesco Palma, di 36 e Luca Ferrari, di 38, ex marito della proprietaria del negozio che qualche settimana fa fu incendiato. E' indagato a piede libero un postino che – secondo l’accusa - ha manipolato la corrispondenza in danno della titolare del negozio per favorire il gruppo facente capo a Borromeo.

La vicenda ha origine nel 2011 ma gli investigatori hanno iniziato ad approfondirla nel maggio 2014 quando una fioraia con negozio al cimitero di Brindisi denuncia che già nel 2010 qualcuno si era presentato da lei rivendicando diritti sull'attività commerciale. Da lì l’intermediazione di Borromeo che per lungo tempo ha chiesto corrispettivi in denaro come "regali" e anche come mantenimento per sè nei periodi di detenzione. I presunti taglieggiatori hanno da allora in poi prelevato piante e fiori da regalare ai parenti a Natale senza pagarli e si sono fatti consegnare denaro per acquistare biancheria, rigorosamente firmata, da fornire al presunto "capo" che era in carcere. Secondo l’ipotesi d’accusa, formulata dalla Dda di Lecce, il gruppo si sarebbe avvalso "della forza di intimidazione del vincolo associativo", quindi avrebbe utilizzato metodi mafiosi e perseguito le finalità di agevolazione della Scu contestate come aggravante ai reati ipotizzati.

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