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Lavoratrici licenziate si barricano a Erchie in una casa di riposo

ERCHIE (BRINDISI) – Otto dipendenti di una società che gestiva la residenza socio-assistenziale Santa Lucia ad Erchie si sono barricate nella struttura chiudendola con lucchetti. Le lavoratrici contestano il licenziamento adottato nei loro confronti, ritenuto illegittimo, dopo la chiusura della residenza (nella foto il gruppo incatenato)
Lavoratrici licenziate si barricano a Erchie in una casa di riposo
BRINDISI – "Ho 28 anni e quel contratto a tempo indeterminato era una speranza, in tempi come questi. La speranza di mettere su famiglia, di guardare al futuro con la tranquillità di poter fare progetti. È una speranza che mi è stata strappata via". Maria Adele è la più giovane delle dipendenti licenziate dalla struttura socio assistenziale per anziani "Santa Lucia". Da stamattina, insieme ad altre sette colleghe Maria Adele si è barricata nell’edificio: il gruppo di donne difende il proprio posto di lavoro, a Erchie (Brindisi). Sono entrate all’interno della struttura ben decise e hanno chiuso le porte con catene e lucchetti. Non fanno entrare nessuno: usciranno da quelle stanze solo quando avranno certezze sul loro futuro.

Maria Adele è stata una delle prime ad essere assunte, nel 2011, quando la casa di riposo ha iniziato l’attività. "Ora - racconta – mi è crollato il mondo addosso, ma non molliamo"  La proprietà dell’edificio è di una congregazione religiosa che l'ha data in affitto a un’associazione la quale a sua volta ha dato incarico a una terza società di condurla come residenza sanitaria socio assistenziale. C'erano una ventina di anziani fino al primo settembre scorso quando, per problemi economici, la casa di riposo è stata chiusa. Gli assistiti sono stati costretti a fare i bagagli e, con enorme disagio per le famiglie, sono stati trasferiti altrove, in comuni vicini ma comunque distanti qualche decina di chilometri.  Le dipendenti che prestavano servizio alla "Santa Lucia" erano in tutto una ventina. C'erano operatori socio sanitari, infermieri, medici. L’1 settembre è giunta la prima comunicazione di una procedura di licenziamento avviata, un provvedimento che la Funzione pubblica Cgil ritiene illegittimo. Da allora le lavoratrici, sono quasi tutte donne, sono state ad attendere sviluppi in aspettativa non retribuita. Sembrava che la situazione potesse sbloccarsi per via dell’interessamento di privati a rilevare l’Rssa. Il 25 ottobre, invece, la nuova comunicazione: tutti a casa, licenziati.

Sono rimaste in otto a difendere con ogni mezzo il proprio posto di lavoro. Stamani hanno chiuso le porte, le hanno assicurate con i lucchetti e attraverso il sindacato hanno posto nero su bianco il loro grido di dolore, perchè giungesse al prefetto di Brindisi e alle autorità preposte: "Staremo qui a oltranza – spiega Maria Adele – fino a quando non ci assicureranno che c'è una via d’uscita per noi: e cioè un lavoro".

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