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Morirono travolti da torrente: chiesto processo per sindaco

BRINDISI – Il pm della procura di Fermo, Luigi Ortenzi, ha chiesto il rinvio a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, per l’ex sindaco di Sant'Elpidio a Mare, Alessandro Mezzanotte, imputato per la morte di due persone, Giuseppe Santacroce, 51 anni, e la figlia della compagna, Valentina Alleri, 20 anni, avvenuta nella frazione di Casette d’Ete per l’esondazione del torrente Ete il 2 marzo 2011 durante una alluvione. L’udienza preliminare si celebrerà il 27 novembre prossimo. Parti offese i famigliari delle due vittime, alcuni dei quali risiedono a Ceglie Messapica (Brindisi), comune di origine di Santacroce, e sono assistiti dall’avvocato Maria Antonietta Spalluti (Nella foto)
Morirono travolti da torrente: chiesto processo per sindaco
BRINDISI – Il pm della procura di Fermo, Luigi Ortenzi, ha chiesto il rinvio a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, per l’ex sindaco di Sant'Elpidio a Mare, Alessandro Mezzanotte, imputato per la morte di due persone, Giuseppe Santacroce, 51 anni, e la figlia della compagna, Valentina Alleri, 20 anni, avvenuta nella frazione di Casette d’Ete per l’esondazione del torrente Ete il 2 marzo 2011 durante una alluvione. L’udienza preliminare si celebrerà il 27 novembre prossimo.

Parti offese i famigliari delle due vittime, alcuni dei quali risiedono a Ceglie Messapica (Brindisi), comune di origine di Santacroce, e sono assistiti dall’avvocato Maria Antonietta Spalluti, che si era opposta all’archiviazione chiesta dalla procura nel marzo del 2012, alla quale seguì un supplemento d’indagine.

Secondo quanto riportato nella richiesta di rinvio a giudizio, Mezzanotte, nonostante avesse ricevuto dalla prefettura di Ascoli Piceno l’avviso di condizioni meteo avverse che si sarebbero concretizzate in piogge di elevata intensità, e nonostante la frazione di Casette D’Ete fosse considerata «zona critica a rischio di esondazione del torrente Ete che vi scorre», avrebbe omesso di attivare la cosiddetta «fase di attenzione».

A parere del pm, doveva essere «disposta l'interdizione delle vie secondarie di accesso alla zona soggetta a pericolo di allagamento, predisponendo un piano viario alternativo al normale transito».
Il sindaco dell’epoca, invece, «avrebbe attivato il centro operativo comunale solo alle 9 del 2 marzo», non facendo così in modo che venissero «adottate le conseguenti attività di segnalazione» e consentendo che le due vittime «percorressero liberamente a bordo della loro auto le strade inondate dal flusso d’acqua contro il quale piombava l'autovettura condotta dall’uomo», che non si accorse del flusso d’acqua anche «per l’insufficiente illuminazione».
La vettura venne sommersa, i due occupanti furono successivamente ritrovati privi di vita.

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