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Autunno e funghi Allarme Asl: «Troppi casi di intossicazione»

BRINDISI - Quindici casi di intossicazione da funghi in appena venti giorni. Un record - sicuramente non invidiabile - per la provincia di Brindisi. Inevitabile, a questo punto, l’allarmismo dell’Asl e, in particolare, del Centro di Controllo Micologico diretto dal dott. Liborio Rainò
Autunno e funghi Allarme Asl: «Troppi casi di intossicazione»
BRINDISI - Quindici casi di intossicazione da funghi in appena venti giorni. Un record - sicuramente non invidiabile - per la provincia di Brindisi. Inevitabile, a questo punto, l’allarmismo dell’Asl e, in particolare, del Centro di Controllo Micologico diretto dal dott. Liborio Rainò: «Dall’inizio di ottobre - afferma il professionista - hanno fatto notizia, in provincia di Brindisi, interventi da parte degli organi di controllo (Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza di Fasano e Centro di Controllo Micologico Asl) riflettenti il sequestro di diversi quantitativi di funghi spontanei, anche tossici, illecitamente introdotti sui mercati da parte di raccoglitori e venditori abusivi, ovvero raccolti nei boschi da privati cittadini, privi del permesso di raccolta obbligatorio. Nello stesso periodo si sono verificati ben 15 casi di intossicazione legati al consumo di funghi epigei spontanei, raccolti in occasione di scampagnate nei boschi e consumati in assenza di qualunque tipo di precauzione: prima fra tutte l’esame del raccolto da parte di un esperto micologo».

Colpisce, soprattutto, una caratteristica comune a tutti i casi, ovvero il consumo indiscriminato di specie fungine identificate genericamente come funghi “amarieddi” o “ordinari”, «definizioni - spiega ancora il dott. Rainò - che riuniscono, in realtà, tipologie di funghi a spiccata tossicità, in particolare di tipo gastroenterico.
Tra gli “amarieddi”, la tradizione salentina predilige i cosiddetti “funghi di mucchio” (lactarius tesquorum) tipici simbionti del cisto di macchia mediterranea, che pur tuttavia presenta tossine gastroenteriche in parte distrutte dalla cottura prolungata: il raccoglitore occasionale che incappa in una intossicazione, non possedendo alcun tipo di formazione specifica, si attiene esclusivamente al “sentito dire” o ad alcune “conoscenz e” acquisite in ambito familiare. In tal modo accade che anziché il classico “amarieddu” (o “fungo di mucchio”) si raccolgano altri funghi del genere Lactarius che, pur “ricordando” i primi, tuttavia posseggono un corredo quali-quantitativo di tossine ben più pericoloso».

E ancora: «Parimenti, l’illusione di raccogliere funghi “ordinari” (Clitocybe nebularis, già in odore di tossicità) - evidenzia ancora il direttore del Centro di Controllo Micologico dell’Asl - conduce alla raccolta del ben più pericoloso e, ad un occhio inesperto, somigliante Entoloma lividum, causa di una delle più gravi intossicazioni gastroenteriche che, se con prognosi finale favorevole per soggetti già in buona salute, può complicarsi, anche gravemente, per organismi sensibili o debilitati (anziani, bambini, donne in gravidanza, e così via).

L’unico mezzo di prevenzione di questi incidenti è dato dalla conoscenza, che si acquisisce nei corsi di formazione necessari per ottenere il permesso di raccolta regionale (obbligatorio, per raccogliere in Puglia) ed in cui si acquisiscono le nozioni utili ad un necessario orientamento tra specie commestibili e specie tossiche o velenose.
Un altro passaggio fondamentale - conclude - è costituito dal fare esaminare, prima del consumo, il proprio raccolto da un nostro esperto micologo (il calendario dell’ispettorato micologico è disponibile presso tutti i Comuni e gli Uffici sanitari) che certifica i funghi in modo assolutamente gratuito. Da non trascurare infine che l’acquisto dei funghi presso raccoglitori professionali o altri esercenti deve sempre avvenire alla presenza (obbligatoriamente in esposizione) del certificato di commestibilità rilasciato dai micologi della Asl».

Ricapitolando, il vademecum da ricordare prevede l’opportunità di: consumare solo funghi spontanei certificati (dal micologo), in buono stato di conservazione; sottoporre i funghi a cottura prolungata (almeno 25-30 minuti in umido), poiché scarsamente digeribili; assumerne modeste quantità (come condimento, contorno) e non in pasti ripetuti e frequenti; consumare funghi epigei spontanei solo se si è in buona salute (no anziani, bambini, donne incinte); non affidarsi alle credenze popolari; frequentare corsi di formazione in micologia di base per raccoglitori (organizzati dai Comuni o dalle Associazioni micologiche). [p. potì]

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