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Omicidi della «Scu» a processo in 22

di PIERO ARGENTIERO
BRINDISI - Tutte a giudizio le persone coinvolte nell’«Operazione Zero», ovvero una serie di omicidi compiuti da affiliati alla Sacra corona. Tutti a giudizio. Sei hanno scelto il rito ordinario che inizierà il 16 dicembre dinanzi alla Corte di assise di Brindisi; gli altri hanno optato per il rito abbreviato fissato per il 7 gennaio dinanzi al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Lecce
Omicidi della «Scu» a processo in 22
di Piero Argentiero

BRINDISI - Tutte a giudizio le persone coinvolte nell’«Operazione Zero», ovvero una serie di omicidi compiuti da affiliati alla Sacra corona. Tutti a giudizio. Sei hanno scelto il rito ordinario che inizierà il 16 dicembre dinanzi alla Corte di assise di Brindisi; gli altri hanno optato per il rito abbreviato fissato per il 7 gennaio dinanzi al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Lecce.

Con il rito ordinario saranno giudicati Carlo Cantanna, Ercole Penna (collaboratore di giustizia), Carlo Gagliardi, Ronzino De Nitto, Francesco Campana e Peppo Leo (collaboratore di giustizia).

Con il rito abbreviato saranno giudicati Francesco Argentieri, Tommaso Belfiore, Carmelo Cavallo di Ostuni, Marcello Cincinnato, Diego Dello Monaco, Antonio Epicoco, Francesco Gravina, soprannominato Pizzaleo, Francesco Gravina, soprannominato Gabibbo, dalla scorsa primavera collaboratore di giustizia, Emanuele Guarini, Cosimo Giovanni Guarini, collaboratore di giustizia, collaboratore di giustizia, Massimo Pasimeni, Salvatore Solito, Vito Stano, mesagnesi, e Carmelo Vasta di Ostuni.

Parti civili il Comune di Mesagne e il collaboratore di giustizia Massimo D’Amico al quale fu ucciso il fratello per punirlo della sua scelta di abbandonare la Scu. Tutti gli altri familiari delle vittime per il momento non si sono costituiti parte civile.

L’operazione «Zero» fu eseguita all’alba del 14 ottobre scorso.  Furono notificate diciotto ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari su richiesta dei pubblici ministeri Valeria Farina Valaori e Alberto Santacatterina. A piede libero furono indagati Tommaso Belfiore, Cosimo Giovanni Guarini, Giuseppe Leo, Ercole Penna (tutti collaboratori), mesagnesi, e l’ostunese Carmelo Cavallo.

A Epicoco viene attribuita la morte di Nicolai Lippolis, in concorso con Cincinnato, Leo, Belfiore e Guarini. A inguaiare Epicoco sono state le dichiarazioni dei collaboratori Belfiore, Fornaro e Caforio. Che però in un primo momento non sono state ritenute sufficienti dal Riesame. Lippolis scomparve nel dicembre del 1999. Si disse che si era dato alla macchia per evitare un provvedimento di arresto. Ma nessuno ebbe più sue notizie sino al  7 ottobre del 2009 quando a Bar fu rinvenuto il suo cadavere crivellato di colpi e sotterrato. 

Molfetta fu assassinato perché la Scu lo riteneva essere un confidente.  Accusati di questo omicidio sono Massimo Pasimeni, Ercole Penna, Francesco Argentieri e Giovanni Colucci, ostunese, soprannominato , rimesso in libertà dal Riesame. Pasimeni avrebbe autorizzato dal carcere l’esecuzione. La vittima fu stordita con un colpo alla testa portato con un corpo contundente e uccisa con colpi di arma da fuoco al volto.

Le accuse sono a vario titolo di associazione mafiosa, omicidi, tentati omicidi e altro ancora.

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