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Rifiuti, notificata a Brindisi la tassa anche a un morto

BRINDISI - La segnalazione è dell’ex consigliere comunale Vincenzo Albano“Caos Tari” in città, con avvisi di pagamento inviati persino... ai defunti. A segnalare le anomalie è l’ex consigliere comunale del Pd Vincenzo Albano. «Credo che in il sindaco e/o l’assessore ai Tributi debbano intervenire tempestivamente per contrastare eventuali indebite richieste ed evitare il reiterarsi di vessazioni simili, che minano la fiducia dei cittadini verso l’Amministrazione comunale»
Rifiuti, notificata a Brindisi la tassa anche a un morto
BRINDISI - La segnalazione è dell’ex consigliere comunale Vincenzo Albano“Caos Tari” in città, con avvisi di pagamento inviati persino... ai defunti.

A segnalare le anomalie è l’ex consigliere comunale del Pd Vincenzo Albano. In una nota scrive: «In questi giorni la società Abaco ha inviato ad un contribuente brindisino, che nel 2002 aveva trasferito la propria residenza in altra parte della città, una richiesta di 171 euro in acconto alla tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani del 2014, riferita alla vecchia abitazione. Il cittadino interessato, che a suo tempo aveva regolarmente comunicato quella variazione, per rimediare a questa ingiustizia si è recato presso gli uffici dell’Abaco per farsi annullare l’avviso di pagamento ritenuto illegittimo, in quanto paga regolarmente la tassa dei rifiuti relativa all’appartamento in cui si è trasferito. Sembra che gli abbiano consigliato di pagare e poi chiedere eventualmente il rimborso. Una procedura davvero singolare, che desta molte perplessità. Per rivendicare il proprio diritto a non pagare per un appartamento che non è più nella sua disponibilità, si è dovuto recare presso l’ufficio tributi del Comune per metterli al corrente della situazione e rivendicare il proprio diritto a non subire un danno ingiusto, ma anche per evitare un contenzioso di cui non avverte alcuna necessità».

L’episodio appena descritto non è, però, l’unico: «Ad un altro cittadino, deceduto l’otto dicembre 2010 - prosegue Albano - è stato inviato l’avviso di pagamento dell’acconto della Tari relativo al 2014 per l’importo di 174 euro. Non si sa in che modo allo stesso potrà eventualmente essere consigliato di pagare e poi chiedere il rimborso. E ancora, ad un’altra cittadina che ha cessato l’attività commerciale nel 2005, regolarmente notificata, è stato richiesto il pagamento dell’acconto relativo al 2014 per 515 euro, per il locale che da quella data non è più nella sua disponibilità. Non si sa se a tutti questi cittadini verrà inviata la richiesta del pagamento degli arretrati, in ossequio al proverbio che... le disgrazie non vengono mai da sole».

«Scherzi a parte - continua - è evidente che queste richieste comportano per gli interessati un ragguardevole dispendio di tempo, di energie fisiche, di stress e spese di trasporto assolutamente prive di giustificazione. Nondimeno, mi riferiscono che a diversi altri cittadini sono stati recapitati avvisi di pagamento di somme per motivi altrettanti infondati. A prima vista sembra la replica di situazioni già vissute nel passato, quando anche altri concessionari inviarono migliaia di avvisi di pagamento, costringendo mezza città a peregrinare dagli uffici del concessionario a quelli del Comune, con grave disagio per tutti, in particolar modo per le persone anziane e quelle deboli. In tutte quelle circostanze, la gran parte è sempre riuscita a dimostrare l’infondatezza della pretese, subendo comunque un danno ingiusto, senza ristoro alcuno».

«Credo che in questa occasione - conclude Albano - il sindaco e/o l’assessore ai Tributi debbano intervenire tempestivamente per contrastare eventuali indebite richieste ed evitare il reiterarsi di vessazioni simili, che minano la fiducia dei cittadini verso l’Amministrazione comunale. Ma anche per controllare, ed eventualmente sospendere, l’emissione di ulteriori e generalizzati avvisi di pagamento, subordinandoli ad una puntuale ed attenta verifica dei dati del contribuente e a prevedere, in via forfetaria, una adeguata sanzione a carico del concessionario per ogni avviso di pagamento illegittimo, sotto forma di indennizzo, a ristoro del danno ingiusto subito dal contribuente. A tutti viene naturalmente richiesto il pagamento di 0,50 euro per spese di recapito, di cui sarebbe ora di dar conto ai cittadini, per evitare che ci si debba necessariamente rivolgere alla Corte dei Conti per informarla di un eventuale caso di danno erariale».

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