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Brindisi, processo per le polveri dell'Enel «Perizie accusa utilizzabili»

BRINDISI – E' tutto valido ai fini processuali il materiale che l’accusa ha fino ad ora prodotto nel processo in corso a Brindisi per la dispersione di polveri di carbone dal carbonile e dal nastro trasportatore della centrale Enel. Il giudice monocratico Francesco Cacucci ha infatti rigettato l'eccezione di inutilizzabilità, formulata dalla difesa ritenendo che i campionamenti effettuati dalla polizia giudiziaria siano stati eseguiti correttamente. Nel processo sono imputate 15 persone, tra cui 13 dirigenti Enel
Brindisi, processo per le polveri dell'Enel «Perizie accusa utilizzabili»
BRINDIS – E' tutto valido ai fini processuali il materiale che l’accusa ha fino ad ora prodotto nel processo in corso a Brindisi per la dispersione di polveri di carbone dal carbonile e dal nastro trasportatore della centrale Enel.

Il giudice monocratico Francesco Cacucci ha infatti rigettato l'eccezione di inutilizzabilità, formulata dalla difesa ritenendo che i campionamenti effettuati dalla polizia giudiziaria siano stati eseguiti correttamente.

L’accusa è sostenuta dal pm Giuseppe De Nozza. Nel processo sono imputate 15 persone, tra cui 13 dirigenti Enel. Oggi in udienza c'è stato il controesame del tossicologo Claudio Minoia (esperto che si è occupato anche del caso della centrale di Vado Ligure), che nel 2009 ha eseguito una consulenza su incarico della procura di Brindisi. La difesa Enel intende dimostrare che la perizia non è stata eseguita in modo tale da escludere che vi siano state altre forme di contaminazione oltre a quelle derivanti dall’uso di carbone nella centrale.
Sono state inoltre sentite tre parti civili, tra cui un contadino di 84 anni che ha raccontato di aver subito grossi danni dallo spargimento di polveri di carbone sui prodotti della propria terra. Nella zona di Cerano, in passato anche colpita da un’ordinanza di divieto di coltivazione, vi sono colture di ortaggi, meloni, vigna e uliveti. Il coltivatore ha riferito di aver dovuto affrontare una procedura esecutiva generata dai debiti contratti con le banche per sopperire alla mancata produttività del suo uliveto, dovuta proprio al carbone e culminata nella messa all’asta della sua abitazione evitata da una rateizzazione autorizzata dal giudice.

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