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«Parrocogirl» all'attacco «Ridateci don Amelio»

di FEDERICA MARANGIO
SAN PANCRAZIO SALENTINO - Comunità religiosa spaccata alla notizia di trasferimento del parroco della chiesa madre, a poco meno di un anno dal suo insediamento. Da un lato c’è chi ha sollecitato il suo trasferimento, dall’altro chi chiede al vescovo di ritornare sui suoi passi e lasciare il sacerdote alla guida della comunità. Al centro della diatriba don Amelio De Filippis
«Parrocogirl» all'attacco «Ridateci don Amelio»
di FEDERICA MARANGIO

SAN PANCRAZIO SALENTINO - Comunità religiosa spaccata alla notizia di trasferimento del parroco della chiesa madre, a poco meno di un anno dal suo insediamento. Da un lato c’è chi ha sollecitato il suo trasferimento, dall’altro chi chiede al vescovo di ritornare sui suoi passi e lasciare il sacerdote alla guida della comunità. Al centro della diatriba don Amelio De Filippis, cinquantadue anni, originario di San Donaci che recentemente l’arcive - scovo Domenico Caliandro, ha ritenuto opportuno trasferire all’ospedale Perrino di Brindisi come cappellano. Al suo posto arriverà don Leonardo Pinto. Sono numerosi gli spostamenti operati dal vescovo nella diocesi di Brindisi a partire dall’8 luglio di quest’anno. C’è chi viene e chi va, creando nei fedeli il timore dell’adattarsi ad un nuovo parroco e ai tanti cambiamenti che comporta.

Don Pierino Manzo, il sacerdote che ha condiviso la sorte di don Amelio alla chiesa madre di San Pancrazio nella partenza immediata dopo due anni dal suo arrivo, sembra a causa di tanti parrocchiani «infelici» del suo operato, dopo un anno trascorso in riflessione teologica al convento dei passionisti a Manduria, verrà trasferito nella parrocchia di San Luigi di Ostuni come collaboratore. Ora, anche don Amelio - dopo un breve mandato - viene trasferito.

Un «pulpito» che scotta quella di San Pancrazio? Si vocifera che alcuni parrocchiani abbiano persino raccolto le firme per allontanare il sacerdote dal suo incarico. «Ammesso che questo sia vero: possibile che il vescovo dia retta solo ad una parte della comunità?» si domandano in tanti. «La restante parte del popolo sampancraziese si sente smarrita e turbata dagli atteggiamenti negativi di questi fedeli che utilizzano il loro mandato per seminare zizzania» dichiara Silvia Valzano che ha scoperto la chiesa proprio con don Amelio. A suo dire, «la perdita di una guida pastorale come don Amelio getta nel dolore e nello sconforto tutti quei parrocchiani che hanno vissuto, grazie alla sua presenza, un anno di grande e rinnovata fede».

«Il vescovo, il giorno dell’insediamento in questa comunità, ci aveva promesso che sarebbe rimasto con noi nove anni e adesso non comprendiamo le ragioni di questa revoca», dice rammaricato Alfredo Buccolieri, maestro del coro adulti. A pensarla come lui tantissimi altri che hanno trovato in don Amelio un motivo in più per avvicinarsi a Dio. «Da quando è arrivato è cambiato il volto della chiesa. Ha coinvolto con la sua umiltà intere famiglie di ogni fascia d’età dando un ruolo a tutti», sottolinea Concetta Zattini, la quale si è aggrappata alla fede dall’avvento del sacerdote che «con parole semplici spiega la dottrina della chiesa, rendendola accessibile a tutti», aggiungono Angela Melechì e Candida Buccolieri del gruppo del coro adulti. «Durante ogni celebrazione invita i fedeli a seguire l’esempio del santo del giorno. Ci insegna a cogliere gli aspetti pratici da emulare nella vita di tutti i giorni» dice invece Maria Accattatis del gruppo dei Rosarianti.

Un sacerdote che spicca per la sua presenza fissa in chiesa: è il pensiero dei fedeli. «Lo si può trovare a qualsiasi ora per un consiglio, una parola di conforto o per il sacramento della riconciliazione. La sua disponibilità è disarmante», afferma Diana Parato, ministra straordinaria dell’eucarestia. «Tutte le sere recita il santo rosario, sedendo tra i fedeli, esempio mai dato prima da altri» dichiara Lory Filoni, del gruppo di Padre Pio. Don Amelio si è anche fatto carico delle necessità di alcune famiglie indigenti, promuovendo una colletta a sostegno di un caso estremo.

Tra i tanti cambiamenti apportati nella comunità, in poco meno di un anno, emerge l’attenzione per i diversi gruppi ecclesiali. «Ci ha insegnato con mitezza di cuore e umiltà che avvicinarsi quotidianamente all’eu - carestia è il fondamento su cui si deve basare la vita di ogni cristiano » dichiara Anna Rochira, responsabile locale dell’Apostolato della Preghiera. «Non ci sentiremo più dire “anime belle, perché siete tristi?»: dicono le fedeli. «Rimangono solo tanta amarezza e preoccupazione. Se la comunità non ha accolto le ultime due guide pastorali, è legittimo chiedersi cosa accadrà del prossimo», conclude Anna Rochira.

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