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Micorosa, bomba ecologica «La più grande d'Europa»

BRINDISI - Il sito di scorie chimiche più grande d'Europa. Fanghi cancerogeni per 50 ettari. Benzene, polivinile di cloruro, mercurio, arsenico e persino diossine smaltite in circa 30 anni, per un totale di 1,5 milioni di metri cubi. Soglie superate milioni di volte: nella falda acquifera, secondo i dati dei rilievi governativi, alcuni inquinanti hanno superato le soglie di legge ben 198 milioni di volte
Micorosa, bomba ecologica «La più grande d'Europa»

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Micorosa, il male oscuro di Brindisi
Il sito di scorie chimiche più esteso d’Europa lasciato a cielo aperto, vicino ai bagnantiPersino gli attivisti del comitato contro le discariche industriali nato a Bussi (Pescara) - dove per i veleni smaltiti da Montecatini e Montedison sono scattati sequestri sfociati poi in processi tutt’ora in corso - hanno strabuzzato gli occhi quando ieri mattina hanno visitato la discarica brindisina di Micorosa. Cinquanta ettari di terreno (peraltro parzialmente inserito pure nell’area protetta delle saline di Punta della contessa) fronte mare dove per oltre 30 anni, dal 1961, le diverse multinazionali succedutesi nella gestione del petrolchimico di Brindisi hanno sversato i loro scarti di produzione: 1,5 milioni di metri cubi di veleni come arsenico, benzene, polivinile di cloruro e persino diossine. E ieri mattina, su iniziativa del movimento spontaneo brindisino «No al Carbone», ha avuto luogo - alla presenza di numerosi giornalisti - un sopralluogo proprio presso Micorosa, assieme alle delegazioni dei movimenti nati in Abruzzo per la discarica di Bussi.

«È allucinante la situazione che avete qui - ha detto Augusto De Santis del Forum dei movimenti per l’acqua, giunto da Bussi - perché avete gli stessi veleni chimici che negli stessi anni sono stati sversati da noi, ma qui a Brindisi le dimensioni sono immense; credo sia la discarica industriale più estesa d’Europa coi suoi 50 ettari e fa paura che le autorità non abbiano provveduto non solo a recintare ma anche a porre sotto sequestro un simile sito. Da noi, dove le dimensioni sono assai più ridotte, le aree son tutte sotto sequestro da anni con processi tutt’ora in atto a carico di chi ha inquinato e di chi, pur non avendo inquinato, non ha provveduto a mettere in sicurezza le aree. Qui nulla di tutto ciò».

Ieri pomeriggio, poi, a partire dalle 18.30, nel piazzale antistante il teatro Verdi, «No al carbone» ha promosso il dibattito intitolato «Sulla via di Micorosa e Bussi - discariche industriali, quali soluzioni?». Un incontro che - coordinato da Tiziana Colluto (ilfattoquotidiano.it) - ha visto gli interventi, oltre che dello stesso De Santis, di Maurizio Portaluri (oncologo), Rosangela Chirico (figlia di una vittima del petrolchimico) e dell’ingegnere ambientale Angelo Semerano. Qust’ultimo - illustrando alcuni estratti della sua tesi di laurea, fondata sui dati ufficiali emersi dalle caratterizzazioni ministeriali - ha spiegato, tra le altre cose, come a Micorosa alcuni inquinanti cancerogeni sono presenti in falda acquifera in misura 198 milioni di volte superiore ai limiti di legge. L’incontro - che il 4 luglio verrà replicato a Bussi-Piano d’Orta (Pescara) con la partecipazione dei «No al carbone Brindisi» - ha avuto anche il contributo di una videoinchiesta di Emiliano Buffo e Tiziana Colluto e di un reportage fotografico di Ida Santoro.

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