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Caserma di via Spinelli
forse c'è la soluzione

Alcune idee durante una riunione, organizzata dall’Associazione culturale «L’Isola che non cè», alla quale ha partecipato anche il presidente nazionale di «Invimit» Massimo Ferrarese

isola che non c'è

LATIANO - La soluzione per salvare l'immobile di via Spinelli, attualmente sede della caserma dei carabinieri, c’è. Ecco come fare: «il Comune dovrebbe acquisire l’immobile, attualmente di proprietà della Provincia di Brindisi, trasferirlo all’Invimit che provvederebbe alla ristrutturazione«; l’ente locale dovrebbe infine «restituire alla società del Tesoro le somme impiegate per l’intervento attraverso un canone ventennale o la cessione di un bene (anche un terreno) comunale pari (o quasi) al valore dell’intervento di ristrutturazione».

Ad indicare le eventuali soluzioni, nei giorni scorsi si è svolta a Latiano una riunione, organizzata dall’Associazione culturale «L’Isola che non cè», alla quale hanno partecipato il presidente nazionale di «Invimit» Massimo Ferrarese, il funzionario responsabile per il territorio della Sovrintendenza ai beni culturali per la Puglia, arch. Di Fonzo, il sindaco Mino Maiorano, il vice sindaco Cosimo Albanese e i rappresentanti dell'associazione «guidati» dall'architetto Maria Formosi. A moderare gli interventi il giornalista della Gazzetta Franco Giuliano.

«Bisogna tenere conto che Invimit - ha spiegato Ferrarese, dichiarando la sua totale disponibilità - non è una ente di beneficenza, ma una società pubblica che può intervenire sui beni immobili dello Stato. Ma nello stesso tempo recuperando in parte in parte l’investimento».

Il Comune di Latiano, dunque, potrebbe chiedere alla Provincia (proprietaria dell'immobile che attualmente ospita la caserma dei carabinieri) il trasferimento della proprietà (gratuitamente o ad un prezzo simbolico, date le condizioni di degrado in cui versa). Contestualmente il Comune dovrebbe presentare ad Invimit (la società costituita dal ministero del Tesoro per la valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato) un progetto che indichi una destinazione d'uso futura del bene così da consentire ad Invimit di recuperare, attraverso un canone pluriennale, in parte l'investimento di ristrutturazione dello stesso.
«Invimit - ha ribadito più volte Ferrarese - è disposta a valutare una proposta che consenta anche attraverso un canone 20ennale di recuperare i costi di ristrutturazione dell'immobile».


Il Comune una volta ottenuto il trasferimento del bene dalla Provincia, dovrebbe insomma redigere un masterplain da presentare ad Invimit che valuterà la economicità dell'intervento.

Oppure il Comune, a fronte dei costi supportati da Invimit potrebbe cedere un qualsiasi altro bene di sua proprietà (una sorta di baratto) così da pareggiare i costi della ristrutturazione.

Si tratta ora di verificare se i suggerimenti del presidente Ferrarese verranno raccolti dalla amministrazione comunale.
Nel frattempo l'associazione presenterà nelle prossime settimane un progetto di massima (redatto dall’arch. Formosi) che conterrà una ipotesi di destinazione d'uso; lo studio verrà poi consegnato al Comune che potrà decidere «se» è «come» eventualmente utilizzarlo.

Tutto ciò in vista di una urgente decisione che l'ente comunale dovrà prendere per garantire ai militari una sede alternativa rispetto all'attuale immobile di fatto inagibile.

Intanto, i consiglieri Salvatore De Punzio e Antonio De Giorgi, hanno annunciato che, «alla luce delle importanti novità scaturite nel corso dell'incontro con il presidente Invimit, Ferrarese», chiederanno «la convocazione di un Consiglio Comunale ad hoc per valutare le proposte avanzate».

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Nella foto: il presidente Invimit Massimo Ferrarese, il sindaco Maiorano, il vice sindaco Albanese, il giornalista della Gazzetta Franco Giuliano

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