Domenica 22 Luglio 2018 | 16:56

Frecciarossa negato, Elia (Fs) «In 2 anni a Lecce a 200 Km/h» «Soluzione per il Salento o dimissioni» 

Frecciarossa negato, Elia (Fs) «In 2 anni a Lecce a 200 Km/h» «Soluzione per il Salento o dimissioni» 
di EMILIO OLIVA
MATERA Il Frecciarossa non arriverà a Lecce, ma treni più veloci, da 200 all’ora, sì. Forse già entro due anni. Il Frecciarossa a Bari anche perché capoluogo di regione. Se avessimo esteso i collegamenti avrebbero chiesto altrettanto anche altre città. Sul raddoppio della tratta Termoli-Lesina è già un risultato aver sbloccato il progetto del lotto pugliese. Bisognerà lavorare ancora sul versante molisano, perché una proposta di quella Regione di modificare il tracciato comporterebbe una spesa giudicata eccessiva. Quanto all’Alta Velocità, gli ostacoli sono due: binari esistenti troppo vicini fra loro e all’interno delle città, e costi assai elevati. Le risposte, improntate di realismo, sono quelle di Michele Mario Elia, amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, intervistato ieri mattina dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, nella giornata conclusiva dell’Anteprima della Biennale delle Memorie. L’iniziativa è stata promossa da Italiadecide (Luciano Violante) e dall’Enciclopedia Italiana (Franco Gallo) a Matera e a Martina Franca, perché sono tra le città che più hanno investito sulla cultura e che possono rilanciare il Sud nel dibattito internazionale. Si è parlato a lungo di ferrovie e dei programmi di Ferrovie dello Stato per il Sud a Matera, unico capoluogo della Penisola non collegato alla rete ferroviaria nazionale. «Come parlare di corda in casa dell’impiccato», ha commentato il sindaco, Raffaello De Ruggieri, a margine dell’incontro. 

Al manager che si è buttato «con grande passione», ha detto lui, nell’impresa di risanare le ferrovie, ma anche con un po’ di «follia», ha ricordato De Tomaso, citando una battuta di Andreotti, e prima di Mussolini, secondo i quali erano due le categorie di matti, «quelli che si credono Napoleone e quelli che pensano di risanare le ferrovie», il direttore del giornale ha chiesto inevitabilmente di esporre lo stato di salute delle Ferrovie dello Stato. «Nel 2006 – ha premesso Elia – perdevamo due miliardi, con un fatturato di 5-6 miliardi. Questo lavoro di risanamento è stato portato avanti con determinazione, con passione, con sacrificio, forse anche un po’ di pazzia e siamo arrivati oggi ad avere tra costi e ricavi un margine positivo di due miliardi».

Che l’aria in Ferrovie dello Stato sia cambiata, lo dimostra anche il nuovo rapporto instaurato con il ministero dei Trasporti e con le Regioni. «Noi facciamo contratti. Il biglietto da solo non compensa i costi di alcuni servizi. Molte Regioni aggiungono qualcosa per consentire l’investimento sul materiale rotabile. Molti erroneamente li considerano contributi. Si tratta invece di corrispettivi. In questi ultimi anni stiamo invitando le Regioni a fare le gare, in modo tale che si presentino sul mercato imprese nuove e che ci possiamo confrontare sui costi. I nostri costi di servizio ferroviario regionale sono inferiori agli standard. Sono stati ridotti in maniera tale da rendere il servizio remunerativo per lo Stato, più che per Ferrovie».
Ma il tema cruciale dell’intervista pubblica a Elia non poteva non essere quello dell’alta velocità, sul quale il giornale da tempo sta portando avanti una battaglia, sostenuta «con grande forza dal Salento», come ha ricordato De Tomaso. I salentini l’hanno chiesta a gran voce. «Con l’arrivo dei nuovi treni dell’alta velocità, si riesce a recuperare alcuni Frecciarossa – ha chiarito Elia – da utilizzare su altre direttrici. Siccome sfruttiamo la dorsale adriatica dell’alta velocità per collegare i grandi centri, ne abbiamo aggiunto un altro sulla Milano-Bari. Non si arriva a Lecce, per un fatto tecnico. Oggi quel treno impiega sei ore e mezzo. Ha una sosta di due ore. Se arrivi a Lecce devi aggiungerci un’altra ora abbondante e ti cambia tutto il criterio dell’utilizzo del materiale e dei turni del macchinista. Potrebbe servire un altro treno per cercare di compensare questa situazione. Quindi la scelta incide non solo sui costi, ma anche sul modello organizzativo. È un treno che stiamo monitorando. Su 350 viaggiatori sono circa un’ottantina che da Milano completano la corsa a Bari».

I volumi dell’utenza non sarebbero tali da convincere Ferrovie dello Stato a cambiare idea. «Ma noi – avverte Elia – stiamo lavorando sulla Bari-Lecce per portare la velocità dei treni a 200 all’ora perché l’attuale infrastruttura consente di farlo, solo installando tecnologie, con lavori più rapidi, senza cambiare infrastrutture pesanti. La logica nostra è questa: prima i treni, poi la tecnologia e infine l’infrastruttura. Secondo questa impostazione, i tempi che si guadagnano andando a 200 all’ora porterebbero il Milano-Lecce allo stesso tempo che oggi ha il Milano-Bari. Questo lavoro cercheremo di farlo nel giro di due anni. Ma c’è un altro problema da valutare. La richiesta di Lecce può essere rivendicata da altre città, da Campobasso, da Cosenza o da Catanzaro. Non si tratterebbe più di servizi a mercato. Qualcuno dovrebbe decidere cosa fare, in termini di politica di trasporto. Se un’azienda ferroviaria ricevesse un corrispettivo, potrebbe offrirsi ad assicurare il servizio».

L’altro nodo che frena la Puglia è il raddoppio della Termoli-Lesina, sul quale la Gazzetta pure si è impegnata organizzando iniziative con le Regioni, «propedeutiche – ha detto De Tomaso – ad una accelerazione dei tempi». Il progetto è fermo da tempo per una richiesta di modifica del tracciato nei pressi di Campomarino. Elia però vede il bicchiere mezzo pieno. «Con la sensibilità delle Regioni, siamo riusciti a separare i due lotti, quello pugliese, già finanziato, che può proseguire, e quello molisano. Si sta rivedendo il progetto preliminare del lotto del Molise. La proposta della Regione costava 150 milioni in più e si occorreva stravolgere il progetto. Cerchiamo di risparmiare e realizzare il progetto migliore, anche perché non è stata ancora assegnata la quota finanziamenti su quel lotto».

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