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Venerdì 27 Aprile 2018 | 02:52

«Fs pubblica quando chiede soldi a Stato, privata sul Sud»

«Fs pubblica quando chiede soldi a Stato, privata sul Sud»
di FRANCO GIULIANO

L’amministratore delle Fs, Michele Mario Elia esclude («per il momento») che il Frecciarossa possa arrivare fino a Lecce. «Perchè - spiega - il servizio non sarebbe remunerativo per l’azienda». Cioè il ricavo dei biglietti venduti (le Fs non lo sanno ancora) non pareggerebbe il costo del servizio a mercato».

È effettivamente così? «Assolutamente no - spiega l’onorevole del Pd Francesco Boccia». Il quale giudica «inammissibile e ingiustificabile la risposta rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno dal numero uno dell'azienda pubblica».

«Questo però - aggiunge Boccia - è la certificazione di una visione profondamente sbagliata che quella azienda di Stato, e ribadisco di Stato, ha avuto in questi anni sulla erogazione del servizio pubblico di trasporto. È inaccettabile che un manager pubblico di un’azienda che ogni anno per sopravvivere e assolvere alle sue funzioni fondamentali questua miliardi allo Stato, cioè ai cittadini, possa addirittura argomentare che se i servizi non sono remunerativi, quei servizi stessi non debbano essere erogati».

«La domanda allora nasce spontanea - continua Boccia - Ma i cosiddetti servizi remunerativi, sulle tratte Milano-Bologna, Milano-Firenze, Firenze-Roma, Torino-Milano, con quali soldi sono stati sono offerti e con quali soldi sono stati realizzati i collegamenti dell'Alta Velocità? Con i soldi privati o con i soldi pubblici? Cioè con i soldi di tutti i cittadini italiani compresi quelli del Sud? Oppure con i soldi delle Fs, il cui bilancio viene poi sanato sempre dallo Stato, dunque sempre dai cittadini»?

«Questa - conclude l’onorevole del Pd - è una dinamica cha va avanti da alcuni anni, compresa l'era di Moretti che ha sempre teorizzato la regola dell’azienda pubblica quando bisognava chieder soldi a Roma, mentre diventata azienda privata quando bisognava decidere le tratte. Personalmente sono stufo dei benpensanti, degli ipocriti e della politica di cambiare manager spesso non all'altezza del compito assegnato. Ora basta. Sul Sud si discuta dei fabbisogni standard e non solo sui costi standard. Sento parlare di costi e mai di fabbisogno. Domani alla direzione del Pd dedicata al Sud chiederò al ministro Delrio risposte chiare che sono convinto arriveranno. Penso che Elia debba scusarsi, perchè se quello è il mandato politico c'è un problema politico come una casa; se invece è la sua idea allora il governo deve intervenire e correggere questa visione di una azienda che resta pubblica».

Nel dopoguerra l’Unità del Paese fu rappresentata simbolicamente dalla Autostrada del Sole. Oggi nel Secolo successivo, l'unità del Paese deve essere rappresentata dall'autostrada della rete (la banda ultralarga che chiedo parta dal Sud) e dal completamento dell'Alta Velocità ferroviaria che purtroppo al Sud non è mai arrivata. Anzi, con i soldi del Sud è stata realizzata al Nord».

Anche Al Bano Carrisi che sino ad oggi è stato un convinto sostenitore della battaglia della Gazzetta «per i treni veloci al Sud», definisce questa scelta dell’azienda ferroviaria, «una offesa».

«Penso - argomenta il maestro - che le Ferrovie dello Stato e lo Stato Italiano stesso fanno una pessima figura a considerare Brindisi e Lecce periferiche e improduttive. Lo Stato ha il dovere di venire incontro alla domanda dei suoi cittadini e a non considerarli di serie “b”. Il Salento è parte della Puglia e dell’Italia. Anche il Salento paga le stesse tasse come gli italiani del Nord. E’ assurdo che ci sia un diverso trattamento. Chi lo dice che da Brindisi e Lecce non ci sia una adeguata domanda di trasporto? Anche Alitalia anni fa, sbagliando, diceva che da Bari e Brindisi non c’era mercato. Oggi il Salento e la Puglia sono diventate la più importante meta di turisti del Paese. Come si fa a dire che quei treni non si riempiranno? Il governo e i manager pubblici devono essere più rispettosi dei cittadini di questa regione e del Sud.

Lo scriva per favore: Caro ingegnere Elia anche io sono un italiano vero, un italiano che ha preso il treno quando i treni erano uguali da Nord a Sud. Da allora le cose sono cambiate. Prima era la gente del Sud che scappava dal Sud per andare al Nord. Ora avviene il contrario. E questo è già un bel risultato. Perchè non allungare di 200 km il Frecciarossa e sanare questa disparità che la sua azienda esercita da anni nei confronti di questa regione e dell’intera dorsale Adriatica? Non è una giustificazione, come lei dice, la mancanza di reminerazione del servizio. A parte che non lo sa ancora. Eppoi, anche noi abbiamo pagato le infastrutture e i treni che la sua azienda, dello Stato, cioè dei cittadini, offre al Nord. Anche noi abbiamo gli stessi diritti. E per questo, caro Elia, da bravo pugliese, ma soprattutto da italiano deve concederci questo diritto».

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