Martedì 21 Agosto 2018 | 07:51

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Il Governo: «Sì ai treni più veloci sull'Adriatica» Presentata a Palazzo Chigi la petizione della Gazzetta

Il Governo: «Sì ai treni più veloci sull'Adriatica» Presentata a Palazzo Chigi la petizione della Gazzetta
di Franco Giuliano

ROMA - La sfida della Gazzetta per «Treni più veloci al Sud» ieri è ripartita con forza, questa volta con la legittimazione del Governo che si è impegnato a dare «al più presto» una risposta alle tre/quattro grandi questioni sollevate dalla nostra campagna: dalla restituzione sulla linea Adriatica dei Frecciargento e dei Frecciarossa che Trenitalia ha sottratto alle regioni del Sud per utilizzarli sull’Alta Velocità (che consentirebbe di ridurre di un’ora i tempi di percorrenza da Lecce a Milano); alla definitiva soluzione dell’iter del progetto per il raddoppio della Termoli-Lesina (35 km ancora a binario unico) bloccato dai continui veti della Regione Molise; all’intervento del governo nei confronti dell’Autority per i Trasporti per correggere le tariffe (oggi uguali sia che si viaggia sui lussuosi Frecciarossa sia sui lenti Frecciabianca).

1.850 giorni dopo lo scippo dei treni veloci da parte delle Fs e 19 mesi dall’avvio della nostra battaglia che ha coinvolto i governatori di 5 Regioni (Puglia, Abruzzo, Molise, Basilicata e Friuli Venezia Giulia) e la mobilitazione di oltre 35mila cittadini che hanno sottoscritto il nostro appello, ieri a Palazzo Chigi è stata consegnata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, la petizione promossa dalla Gazzetta del Mezzogiorno per portare l’alta velocità sulla dorsale ferroviaria adriatica.

La raccolta di firme (con la consegna della «maglietta simbolo» della campagna) è stata illustrata e consegnata al sottosegretario dal direttore della Gazzetta, Giuseppe De Tomaso. Delrio ha ringraziato il direttore della Gazzetta «per l’impegno civico dimostrato dal giornale» e ha assicurato «che i progetti specifici di implementazione della rete nel Mezzogiorno sono all’attenzione del governo». Delrio ha ribadito l’impegno per la modernizzazione infrastrutturale del Paese sia come «elemento strategico per il rilancio economico», sia «per garantire a tutti i cittadini italiani il diritto costituzionale alla piena mobilità».

Il sottosegretario ha subito ricordato che il governo ha stanziato 350 milioni di euro per gli interventi di ammodernamento sull’Adriatica, strategica per il governo per consentire di abbattere di un’ora i tempi di percorrenza da Bologna e Bari. Questo sarà possibile però ottenerlo secondo le Fs tra il 2017 e 2018 al massimo entro il 2019».

Per quanto riguarda i problemi legati alla Termoli Lesina - ha spiegato il sottosegretario - questi riguardano la modifica del tracciato. Intervento questo all’esame del Cipe».

Abbiamo chiesto, allora quali saranno i tempi della più volte annunciata, valutazione tecnica propedeutica a qualsiasi approvazione da parte del governo. «Non so se alla prossima riunione o se a quella successiva. Ma mi risulta - ha confermato Delrio - che dovrebbe andare in tempi non lunghissimi. Ci informeremo sulla tempistica».

Circa la proposta della Regione Molise che nei giorni scorsi ha presentato una prescrizione, ora all’esame del Ministero dei Trasporti (il quale però non si è ancora pronunciato), il sottosegretario non ha voluto rispondere. Così abbiamo insistito: se anche questa ipotesi progettuale che prevede comunque costi aggiuntivi rispetto al progetto iniziale di Rfi non dovesse essere approvata dal Ministero e dunque dal governo, si potrebbe pensare di superare il veto della Regione Molise e chiedere al presidente della Repubblica di approvarlo come prevede la legge 163 del 2006? «E’ una delle ipotesi - ha detto Delrio - visti i costi e la lunghezza dei tempi. Tecnicamente non conosco il progetto. Le potenzialità ci sono tutte. Il motivo per cui non è andato al Cipe è perchè l’istruttoria è complessa. Se mi chiede preliminarmente quali sono le ipotesi c’è anche quella da valutare. C’è una dialettica che non si può esaurire con una battuta. Credo però che bisogna trovare un compromesso. Vediamo cosa siamo capaci di aggiungere dopo le valutazione tecnica».

Eppoi il punto sui treni veloci. Onorevole, a partire da quando torneranno sulla linea Adriatica? «L’Ad delle Fs, Elia questo non lo ha detto con precisione. Certamente entro il 2015 sull’Adriatica torneranno gli Etr».

Onorevole, i viaggiatori attualmente impiegano 10 ore da Lecce a Milano. Perchè aspettare ancora un anno. Perchè non sperare in un gesto simbolico e politico. Perchè non poter avere da subito un treno Frecciargento che consentirebbe di risparmiare un’ora da Lecce a Milano senza cambiare a Bologna? «Le Ferrovie dello Stato sono dello Stato. Il governo ha fatto questa promessa. Il governo garantisce che dal 2015 questa cosa avverrà».

Le tariffe: onorevole, i passeggeri che viaggiano sui comodi e veloci Frecciarossa pagano 0,13 euro a km, cioè la stessa tariffa che pagano i passeggeri al Sud per viaggiare sui lenti Frecciabianca. Non sarebbe il caso di intervenire per evitare anche questa ingiustizia?

«L’Autority sta ragionando su questo tema. Riconosco che ci sono delle contraddizioni su questi argomenti. E comunque si sta intervendo».

Onorevole, per finire: perchè Trenitalia non si dota della «Carta dei diritti del Passeggero. Trenitalia confonde la Carta dei Diritti, che va concordata con le associazioni dei consumatori e gli utenti, con quella dei «Servizi». «Politicamente - conclude Delrio - assumiamo questo impegno. Credo che avvieremo presto una interlocuzione con l’Autority. Su questo ci informiamo e vi daremo conto».

L’incontro nel palazzo simbolo del potere politico si conclude con impegni: il ritorno dei treni veloci sull’Adriatica e la soluzione a breve della vicenda Termoli-Lesina. Alla fine Delrio, al quale abbiamo consegnato le firme della petizione, sta quasi per firmare anche lui, viaggiatore vittima, la petizione. «Anzi no, meglio di no - osserva - in quanto interlocutore del governo devo solo riceverla la petizione». Ma fa capire che simbolicamente tra quelle 35/40 mila firme c’è anche la sua.

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