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Domenica 22 Aprile 2018 | 22:04

Treni, la nostra battaglia Il governatore Zaia «Il Veneto col Sud per l'Alta Velocità» L'inchiesta della Gazzetta

di FRANCO GIULIANO 
«L'Alta velocità serve anche al Sud come al resto del Paese, ma non deve diventare un'altra cattedrale nel deserto». A parlare è Luca Zaia, governatore della Regione Veneto: la voce di un altro governatore si aggiunge alla nostra battaglia per promuovere il progetto dell'Alta Velocità ferroviaria che colleghi la Puglia con il nord Italia. Una battaglia alla quale hanno già aderito i presidenti delle Regioni adriatiche: Giovanni Chiodi dell'Abruzzo, Paolo di Laura Frattura del Molise e Gian Mario Spacca delle Marche
Treni, la nostra battaglia Il governatore Zaia «Il Veneto col Sud per l'Alta Velocità» L'inchiesta della Gazzetta
di FRANCO GIULIANO 
«L'Alta velocità serve anche al Sud come al resto del Paese, ma non deve diventare un'altra cattedrale nel deserto». A parlare è Luca Zaia, governatore della Regione Veneto: la voce di un altro governatore si aggiunge alla nostra battaglia per promuovere il progetto dell'Alta Velocità ferroviaria che colleghi la Puglia con il nord Italia. Una battaglia alla quale hanno già aderito i presidenti delle Regioni adriatiche: Giovanni Chiodi dell'Abruzzo, Paolo di Laura Frattura del Molise e Gian Mario Spacca delle Marche. 

Presidente Zaia, lei è il governatore di una regione del Nord, governata dalla Lega, ma anche molto fortunata sia da un punto di vista geografico che economico. La domanda riguarda l'alta velocità ferroviaria. Non crede che anche le regioni del Sud abbiano il diritto di viaggiare alla stessa velocità dei cittadini delle regioni del Nord? 

«Penso di sì. La verità però è che anche il Veneto sta vivendo questa sfida come un diritto. Noi non abbiamo l'Alta velocità ferroviaria che insieme all'Alta capacità consentono di far viaggiare non solo persone ma anche merci. Diciamo che la competitività dei territori passa attraverso la velocità e la movimentazione delle persone e delle merci. E dunque, uno dei sistemi per riscattare il Mezzogiorno è quello di interconnetterlo alle grandi reti ferroviarie e viarie. La verità è che dovremmo fare in modo che poi queste opere non diventino delle cattedrali del deserto». 

Insomma è d'accordo che le regioni del sud e in questo caso quelle adriatiche chiedano pari dignità nel sistema dei trasporti? 

«Certamente. Dobbiamo però uscire dai luoghi comuni che poi ci portano spesso a dover ricordare che quelle opere sono rimaste delle incompiute, come la Salerno-Reggio Calabria, che è l'emblema delle opere incompiute. D'altra parte penso che il tema del ferro sia la vera sfida del futuro. Anche per questo ho proposto al presidente della Puglia, Nichi Vendola, di dare vita alla macro-regione del Sud. Combatteremo insieme tutti contro Roma: noi, la macro-regione del Nord, con il Veneto e la macro-regione del Sud, con in testa la Puglia. Tutti insieme». 

Va bene. Ma come bisogna iniziare concretamente a spingere il governo a parlare di una infrastruttura di queste dimensioni che costa moltissimo ma che è fondamentale per la mobilità delle persone e per lo sviluppo dei territori? 

«Anche noi siamo in attesa del finanziamento dell'Alta velocità. Penso che in un progetto nazionale di ammodernamento del Paese non si possa prescindere dal finanziare sia al nord che al sud gli assi viari e su ferro che possano interconnettere tutte le regioni d'Europa». 

Perché pensa che il sud e anche la sua regione, a differenza di altre del Paese beneficate da questa infrastruttura fondamentale, non siano finora rientrate tra quelle finanziate per questa opera? Pensa che l'esclusione sia dovuta alla incapacità degli amministratori, alla disattenzione della politica più in generale o ad una sorta di pudore nel chiedere un'opera che costa moltissimo? 

«Penso che la programmazione del passato, molto in là nel passato, e quindi non parliamo degli ultimi anni ma già nel Dopoguerra, abbia penalizzato molte comunità. E' più facile trovare grandi infrastrutture in altre regioni d'Italia, penso al Lazio, e non trovarne magari in Veneto piuttosto che in Puglia. Il Veneto ha il 30% in meno di strade rispetto alla media nazionale e pensi che il mio Veneto ha 5 milioni di abitanti e 5mila partite Iva. A questo punto dobbiamo pensare al futuro con positività, cercando di portare a casa delle risorse per realizzare quello che non ci è stato dato». 

Guardando al futuro allora ci potremmo appellare, noi regioni del Sud e quelle della fascia adriatica-Ionica, al progetto della macroregione Adriatico-Ionico, che coinvolge Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Un'aggregazione concepita come una forma innovativa di cooperazione interregionale e transnazionale, allo scopo di sviluppare anche il sistema dei trasporti, dunque anche l'Alta velocità ferroviaria... 

«L'asse Nord sud assolutamente va ad interconnettersi in maniera positiva con il Corridoio 5. Il tema delle macroregioni e delle euro regioni è proprio quello di puntare sulla viabilità. Io sono presidente dell'Euro-Regione senza confini che prevede un accordo già riconosciuto a livello internazionale con Veneto, Friuli e Carinzia e noi puntiamomolto sul Corridoio Baltico- Adriatico e quindi sulla possibilità di valorizzare i traffici navali nell'Adriatico e portarli nel mare del Nord attraverso la rotaia». 

Torniamo al nostro tema: l'Alta Velocità sull'asse adriatica, che è poi l'oggetto di questa battaglia che insieme anche alla sua regione dobbiamo vincere. Ma per riuscirci dovremmo cominciare a spiegare a Moretti che la sua teoria dei numeri (mancanza di passeggeri) non è supportata dalla regola economica secondo la quale l'offerta (di treni) determina la domanda. La stessa teoria dell'Alitalia, che 15 anni fa cercava di giustificare l'assenza di voli sulla Puglia con la mancanza di passeggeri. Oggi la Puglia registra un movimento aereo di 6 milioni di passeggeri, grazie ai collegamenti delle compagnie low cost. 

«Io penso che le cattedrali nel deserto non debbano essere sostenute». In che senso, presidente? «La verità è che insieme all'alta velocità bisogna ridisegnare il modello di sviluppo del Paese. E assieme a questo il modello degli sprechi. Io non posso non rilevare che un pasto in un ospedale del Veneto costi sei euro e mezzo mentre in altre regioni, e non mi riferisco alla Puglia, costi fino a 60/80 euro. In un progetto organico rientra anche il discorso dell'alta velocità». 

Presidente, lei parteciperà a questa battaglia del nostro giornale? Lei ci sarà a Bari insieme ai suoi colleghi governatori per stabilire un'azione coordinata da proporre al futuro governo? 

«Ci vengo volentieri. Credo che comunque il confronto solleverà un problema che è quello da un lato di parlare dell'Alta velocità, dall'altro del rilancio sostenibile del Paese». 

Appunto: il rilancio sostenibile non passa anche attraverso la infrastrutturazione e alla possibilità di offrire a tutto il Paese nel sistema della mobilita' gli stessi standard europei? 

«Certamente sì. Però è altrettanto vero che le infrastrutture non bastano a crescere. Bisogna prima portare la cultura della crescita. Il mio Veneto è diventato grande senza infrastrutture, senza strade. Senza nulla. Questo fa capire che è vero che siamo nel terzo millennio, è vero che servono le grandi opere comprese quelle viarie come l'alta velocità, ma è pure vero che di pari passo bisogna avere un progetto di sviluppo». 

Ci spieghi meglio: lei è d'accordo con l'Alta velocità che da Lecce giunga a Milano? Oppure pensa che quest'opera debba essere propedeutica ad altri interventi? Nel senso: ne riparliamo tra qualche anno? Aspettiamo che arrivi prima quella cultura della crescita e dello svilippo, come lei dice? 

«Il finanziamento dell'alta velocità non può prescindere dal fatto di avere un progetto organico di sviluppo dei territori. Perché se partiamo solo dall'alta velocità a prescindere, ci troviamo ancora un ragazzo su due disoccupato e non risolviamo nulla». 

Presidente bisogna decidere: è la domanda che crea l'offerta, o viceversa? Bisogna dare la possibilità di viaggiare e muoversi sul territorio e poi creare le occasioni di sviluppo, oppure il contrario? 

«Dico che ci vuole sicuramente l'alta velocità, ma dico che al sud con l'alta velocità non si risolvono tutti i problemi».

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