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Giovedì 22 Febbraio 2018 | 08:15

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Sequestrati otto milioni
al gruppo Ciccolella

Sigilli anche a tre serre nell'inchiesta sui contributi per il fotovoltaico

Sequestrati otto milioni al gruppo Ciccolella

ANTONELLO NORSCIA

TRANI - A meno di 20 giorni dalle perquisizioni per l’indagine su alcuni flussi di danaro di società del Gruppo Ciccolella, i finanzieri hanno nuovamente bussato alle porte dei fratelli Corrado, Vincenzo ed Antonio Ciccolella, imprenditori molfettesi leader nel settore floro-vivaistico. I Cicolella e la Sunflower srl che ha sede a Roma e ritenuta riconducibile ai fratelli, sono stati destinatari di un avviso di conclusione delle indagini per l’ipotesi di truffa aggravata. Ed al contempo di un decreto di sequestro preventivo di tre «grandi impianti destinati a serre con annessi impianti fotovoltaici» e di beni per circa 8 milioni di euro, per quello che in gergo si chiama sequestro per equivalente. A tanto, infatti, secondo le indagini ormai concluse dal sostituto procuratore della Repubblica di Trani Silvia Curione, ammonterebbe il valore delle truffe per «il conseguimento delle tariffe incentivanti per il fotovoltaico» elargite dal Ministero dello Sviluppo Economico per mezzo del Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

Serre di sola facciata, per l’accusa, giacché i terreni siti a Terlizzi in Contrada San Domenico-località Prsacina Giacchetta sarebbero stati apparentemente dedicati a coltivazioni agricole e a floricultura. Per gli inquirenti, che prima di ieri avevano vagliato numerosi documenti, si erano avvalsi di consulenze ed avevano compiuto appostamenti e ricognizioni dei luoghi, i tre impianti fotovoltaici erano «fittiziamente al servizio dei rispettivi impianti serricoli». In realtà, l’attività agricola, e dunque economica, sarebbe stata molto modesta rispetto alla «mole di contributi ricevuti per gli stessi impianti»: nel 2014 solo una parte di una delle tre serre sarebbe stata coltivata. In contrasto, dunque, al decreto ministeriale del 6 agosto 2010 per cui l’erogazione della tariffa incentivante per il fotovoltaico è vincolata alle reale ed effettiva produzione agricola. In pratica un’attività che avrebbe movimentato ben poco ma che, ciononostante, avrebbe beneficiato di ricchi incentivi. I fatti contestati vanno da 14 novembre 2011 (data della stipula della prima convenzione con GSE) in poi.

I fratelli Ciccolella, difesi dall’avvocato Domenico Di Terlizzi, hanno avuto, a seconda dei periodi, ruoli di amministratori in società interessate, a vario titolo, alle tre serre. Secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani Raffaele Morelli, che ha accolto la richiesta di sequestro preventivo del pm Curione, «sussiste il concreto pericolo di sottrazione o dispersione delle somme indebitamente percepite, attesa l’entità degli incentivi erogati nel corso del tempo e l’avvicendarsi di diverse compagini societarie, ancorchè riferibili alla stessa regia». Per il gip il pericolo è attuale «atteso che le successive elargizioni periodiche determinano una sicura protrazione della consumazione del reato e del disvalore dell’azione che incide sul termine di prescrizione».

Il gip ha nominato amministratore giudiziario dei beni finiti sotto i sigilli Mariangela Qurataro. L’inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia economica-finanziaria di Bari e della tenenza di Finanza di Molfetta è distinta da quella che vede i Ciccolella indagati nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta e riciclaggio dell’omonimo gruppo, sfociata il 18 gennaio in perquisizioni e sequestri di documenti. Indagine, quella,che coinvolge, a vario titolo, anche il commercialista Gianluca Petrera, gli avvocati Michele Bellomo e Francesco Quarta (tutti professionisti baresi) ed il patron del Bari Calcio Antonio Giancaspro.

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