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Giovedì 22 Febbraio 2018 | 08:16

ambiente a rischio

La «cava dei veleni bis»
continua ancora a fumare

Trani, focolaio attivo sul ciglio del giacimento di contrada Monachelle

cava a trani

di NICO AURORA

TRANI - La cosiddetta “cava dei veleni bis” di contrada Monachelle, nell’agro di Trani, continua a fumare ininterrottamente da almeno quattro mesi: infatti, fu localizzata ufficialmente lo scorso 19 settembre, ma fumava già da prima.

È quanto il cronista ha potuto verificare nelle ultime ore, rilevando un solo, ma costante e intenso focolaio sul ciglio del giacimento stesso in una zona tutt’ora non interessata dalla pur estesa opera di soffocamento dei fumi attraverso il conferimento di materiale terroso.

LA «SOLITA» VALVOLA DI SFOGO - Anche in questa occasione è sembrato evidente che la pressione del fumo abbia trovato sfogo nei luoghi lasciati scoperti, proprio perché impossibilitato a fuoriuscire dalle bocche precedentemente chiuse. Ma l’avere circoscritto a un solo focolaio, rispetto ai quattro o cinque di partenza, il fenomeno del rilascio dei fumi non sembra diminuire più di tanto la portata del rischio che questo fenomeno può ancora presentare per l’ambiente e la popolazione.

AREA CIRCOSCRITTA - Eppure le opere intraprese e realizzate sono emerse in tutta la loro evidenza agli occhi del cronista, a cominciare dall’arretramento della linea di sequestro della cava che ora si trova ai limiti di quel vero e proprio promontorio di materiale abusivo, conferito sicuramente molti anni fa, ed all’interno del quale continuano a bruciare oli minerali stoccati in quantità non meglio precisate.

le indagini Quel che appare certo è che i carabinieri del Noe, che eseguono le indagini, ma anche e soprattutto i tecnici dell’Arpa, hanno circoscritto la zona interessata.

Infatti, basta aggirarla e guardare in basso per scorgere il fondo della vecchia cava, che non è interessato da alcuni rilascio di fumi, poiché gli stessi fuoriescono esclusivamente dalla parte sopraelevata.

CAROTAGGI E ALTRE MISURE - Altresì, a conferma di quanto recentemente annunciato, si è potuto notare che nel frattempo sono stati eseguiti dei carotaggi attraverso l’inserimento in profondità di cavi in acciaio per armature edili, rivestiti di una sostanza rossa utile all’esplorazione del materiale contenuto nel sottosuolo.

Su una serie infinita di pietre ritagliate e posizionate su bancali si rileva, anche, una bilancia di precisione probabilmente usata dai tecnici per una serie di procedure sul posto.

Lo stato dei luoghi appare sostanzialmente modificato rispetto a quello di partenza. I numerosi blocchi di materiale lapideo sembra siano stati spostati per creare una barriera non soltanto utile a non avventurarsi nell’area oggetto di sequestro, ma anche per delimitare, con certezza, il luogo interessato dal conferimento di sostanze oggetto di combustione.

ZONA DI CACCIA - Quella che appare la grande novità, rispetto ai sopralluoghi precedenti, è la comparsa di bossoli di proiettili da fucile, probabile segno di battute di caccia da parte di soggetti che, sicuramente, non hanno nulla a che fare con la vicenda che ha fatto finire la cava al centro dell’interesse pubblico, ma che utilizzano proprio quel sito per cacciare volatili che, probabilmente, transitano con buona frequenza proprio da quelle parti.

SEMPRE GLI STESSI SINTOMI - Quello che non cambia, invece, è l’odore particolarmente irritante che si avverte nella zona e che determina, dopo una breve permanenza, bruciore agli occhi, senso di nausea e tosse perniciosa soprattutto per chi è affetto, in questo periodo, da stati influenzali più che diffusi.

L’impressione è che ci sia ancora molto da lavorare, a dispetto dei tempi complessivamente brevi che si erano annunciati, per la soluzione strutturale del problema. Nel frattempo, le manifestazioni di protesta dei cittadini, combinate in un raduno silenzioso in piazza della Repubblica poco prima del Natale, si sono già interrotte. Il fumo, invece, non concede tregua.

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