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Giovedì 14 Dicembre 2017 | 22:04

Si sospetta usura

Trani, dopo 10 anni nuova
pista sull'omicidio del trans

Trani, dopo 10 anni nuovapista sull'omicidio del trans

ANTONELLO NORSCIA
TRANI - Un profilattico con liquido seminale e tracce di sangue mai analizzati nonostante siano trascorsi oltre 10 anni dall’omicidio. Non solo: ci potrebbe esser un movente diverso da quello dell’odio verso il mondo dei trans, che si anniderebbe in un ambito di usura. Non risparmia rilievi alle indagini e non si esime dal fornire piste alternative la difesa di Patrizio Lomolino, il 37enne tranese accusato dell’omicidio del 57enne «viado» brasiliano Aldomiro Gomes, ucciso a Trani la sera del 18 febbraio 2007 in contrada «Schinosa» dove si prostituiva col nome di Tatiana.

Nonostante a favore di Lomolino penda richiesta d’archiviazione, nell’udienza camerale fissata d’ufficio dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trani Maria Grazia Caserta (chiamata a pronunciarsi sulla richiesta del pubblico ministero Michele Ruggiero) il suo avvocato, Mario Malcangi, non ha risparmiato valutazioni di merito. Ben comprendendo che la richiesta di archiviazione del pm si basa su motivi formali e che dunque, pur laddove il gip archiviasse, potrebbe aprirsi un ennesimo filone investigativo a carico dello stesso Lomolino, già condannato in via definitiva per la rapina con sparatoria alle filiale tranese delle Poste di Largo Petrarca, commessa il primo marzo 2007, e recentemente condannato a 9 anni di reclusione per le molestie e le rapine proprio ai danni di un altro trans risalenti a febbraio dello stesso anno.

Ecco perché Malcangi si è dilungato su circostanze di fatto del delitto, avendo già in cascina l’annullamento della seconda ordinanza di custodia cautelare da parte del Tribunale del Riesame di Bari che ha ritenuto inutilizzabili alcune intercettazioni su cui si basava l’ultimo provvedimento d’arresto, annullato dunque per vizi formali. Diversamente da quanto avvenuto per l’annullamento della prima ordinanza custodiale (sempre del gip Caserta) che vide il Tribunale del Riesame entrare nel merito delle contestazioni. Un provvedimento che però non fu annullato per l’ulteriore capo d’accusa relativo proprio alle rapine ed alle molestie ai danni di un trans biscegliese e per cui 2 settimane fa è giunta la sentenza di condanna di primo grado. La camera di consiglio per il delitto Gomes presuppone la verosimile volontà del gip Caserta di ordinare alla Procura ulteriori approfondimenti in una complessa indagine che peraltro conta le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, tra cui Vito Corda, persona vicina a Lomolino.

Versioni, a seconda dei casi, non ritenute fondanti per l’accusa a suo carico dal Tribunale del Riesame (prima ordinanza d’arresto), dallo stesso gip che disattese una seconda misura cautelare chiesta da Ruggiero o viziate nella forma. L’avv. Malcangi ha anche evidenziato come nella Fiat «Uno» di Gomes fossero stati rinvenuti 30 euro. Circostanza che, a dire del difensore, sconfesserebbe l’ipotesi della rapina ad opera di Lomolino, che sarebbe stato autore di simili episodi pure ai danni del «viado» biscegliese. Anche se è altrettanto vero che il portafoglio della vittima non fu rinvenuto (dunque potrebbe esser stato rapinato) e che i 30 euro furono trovati sotto il tappetino dell’auto (dunque probabilmente non visibili).
Malcangi ha anche richiamato le dichiarazioni di alcune persone informate sui fatti che dichiararono ai Carabinieri circostanze che farebbero emergere il coinvolgimento di Gomes in un giro di usura. Insomma la soluzione del delitto è tutt’altro che lineare e prossima. L’udienza camerale è stata aggiornata al 15 dicembre quando prenderà la parola l’altro difensore di Lomolino: l’avvocato Domenico Loprieno.

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