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Martedì 21 Novembre 2017 | 13:07

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Dov'è finita la «Vittoria»
del monumento ai Caduti?

Dov'è finita la «Vittoria» del monumento ai Caduti?

LUCIA DE MARI

TRANI - «Dov’è la vittoria? Le porga la chioma…» si domandava Mameli in quello che è divenuto solo da poco l’inno nazionale ufficiale. «Dov’è la vittoria?» si domanda oggi Andrea Moselli, guida turistica e giovane e scrupoloso studioso della storia cittadina, che ci racconta le “vicende” di uno dei più celebri monumenti cittadini, quello che si trova all’ingresso della villa comunale e fa da sfondo alle cerimonie come quella in occasione delle celebrazioni del IV novembre.

«Il Comitato di Assistenza Civile alla Guerra fu il primo a decidere, assieme al comune di Trani, di erigere un monumento ai caduti tranesi. Nel 1919 – racconta Moselli - si formò una commissione di 30 componenti e si fissò come data d’inaugurazione la primavera del 1921. Purtroppo i tempi si allungarono. Il Comitato raccolse 16mila lire e il comune per accelerare la realizzazione ne stanziò 10mila. Per l’esecuzione del monumento fu approvato il bozzetto di Antonio Bassi che, assieme all’avvocato Pugliese e al commendatore Sorìa, volle fortemente come sito l’area della villa comunale prospiciente la balconata sul mare. Il Comitato scelse la villa per omaggiare il luogo che vide i nostri “500” giocare da piccoli, e dove molti di loro, votati alla patria, sognavano da questa sponda di potersi congiungere con l’altra parte dell’Adriatico. L’inaugurazione, avvenuta nel 1924, vide la partecipazione del Principe Savoia Duca delle Puglie».

La caratteristica principale dell’opera è «il distaccarsi da tutti gli schemi consolidati. Nella forma, in quanto si armonizza con la circostante architettura arborea e lascia libero lo sguardo di spaziare oltre l’orizzonte marino, prendendo una luce e intensità particolare. Bassi creò una vera e propria scenografia, l’insieme artistico più interessante e suggestivo presente in città».

Il monumento è costituito da un corpo centrale sporgente, raffigurante più che un basamento alla figura, una specie di altare su cui è poggiato il gruppo scultoreo. Ecco come venne descritto all’epoca: «L’Idea, ferma nel volto, sembra irradiarsi di luce e di colore e seppur statica nella linea, si avanza tutta fremiti, battuta dall’ala che accompagnò il volo della vittoria di Samotracia, della vergine divina “lieta del fato”. Regge con la mano sinistra la vittoria di Roma. Ai suoi piedi, confuso nello stesso masso, da cui emerge la Dea, il Fante d’Italia, nudo nella sua perfetta nudità di spirito, come si specchiò nell’acqua dell’Isonzo. Egli è ferito nel corpo e vivo nello spirito, raccolto sotto l’ala della Patria esultante e in atto di tacita offerta offre il suo spasimo che non ha volto e non ha eco».

La dea e un martire, l'idea e l’uomo, la patria e il soldato. “Non vi sembra che manchi qualcosa?” si domanda Moselli. «La Vittoria nella mano sinistra dov'è finita? Nelle foto è ben visibile, e oggi? Eliminata perché in un conflitto non vi è mai vittoria? Oppure semplicemente rubata e scomparsa dal ricordo dei tranesi? Alcuni mi riferiscono che raramente è stata posizionata solo il giorno del 4 novembre ma pare, date le dimensioni, che si sia trattato di una scultura diversa. Ma soprattutto perché non si rispetta in toto il progetto dello scultore Antonio Bassi che prevede come un tempo la presenza della Vittoria? Si nota benissimo, come possiamo vedere nella foto ingrandita, il perno di ferro che doveva sostenere la statuetta, un vero peccato vedere il monumento monco».

E se «questa situazione mi lascia perplesso quello che circonda il gruppo centrale lascia l'amaro in bocca. La pavimentazione è ormai disintegrata. La scenografia si completa con le panchine artistiche, forse troppo poco valorizzate ma molto importanti, raffigurano quattro volti con i nomi dei fiumi che ci ricordano momenti cruciali della Grande Guerra: Adige, Piave, Livenza e Isonzo. Anche la balconata sull’Adriatico fu progettata da Antonio Bassi, le colature della ruggine sono nette non solo sui motivi delle ringhiere ma anche sul bianco della pietra».

E infine: «Un monumento di questa levatura può avere davanti fioriere in graniglia? Si tolgano. Ridiamo la giusta dignità a questo luogo cosi importante, che sia eseguita la manutenzione dovuta e sia fatta luce sulla Vittoria mancante».

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