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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 17:47

Il processo d'appello

Crack Gruppo Ferri, pene
ridotte e una assoluzione

In secondo grado, cinque condanne a pene inferiori rispetto a quelle del tribunale sul colosso di Corato

Crack Gruppo  Ferri, peneridotte e una assoluzione

ANTONELLO NORSCIA

TRANI - Cinque condanne a pene inferiori rispetto a quelle comminate dal Tribunale di Trani, complice il fattore prescrizione, ed un’assoluzione con formula piena nonostante fosse intervenuta la prescrizione. Si è concluso così il processo di secondo grado per il crack del Gruppo Ferri, la «holding» di Corato, nata da un negozietto nel centro cittadino, passata negli anni 2000 dal miracolo imprenditoriale del «no food» ai voraginosi fallimenti delle società del Gruppo. Scattarono manette e sequestri e sul versante civilistico-fallimentare furono avviate diverse procedure.

Il 16 luglio 2009 il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Trani Maria Grazia Caserta rinviò a giudizio 13 imputati accusati a vario titolo del fallimento dell’ex colosso crollato nel 2002 con nefaste ricadute occupazionali per circa 650 dipendenti.

ll processo penale di primo grado iniziò davanti al Tribunale di Trani il 19 novembre 2009. A seconda delle presunte rispettive responsabilità, il pubblico ministero Antonio Savasta contestò i reati di truffa, falso, varie fattispecie di bancarotta ed altri illeciti di natura fallimentare. Il 25 febbraio 2015 il collegio giudicante presieduto da Giulia Pavese condannò 6 dei 13 imputati: in certi casi alcune contestazioni risultarono già prescritte. Poi l’impugnazione della sentenza da parte degli imputati condannati.

Ora la terza sezione della Corte d’Appello di Bari (presieduta da Alessandro Messina), che ha «dichiarato non doversi procedere» per alcune contestazioni nel frattempo pure prescrittesi, ha rideterminato le pene di 5 imputati condannati in primo grado. Riccardo Ferri vede scendere la pena da 7 anni a 5 anni e 4 mesi di reclusione; Francesco Ferri da 7 anni a 5 anni; Filippo Ferri da 7 anni a 4 anni e 6 mesi; Antonio Ferri da 6 anni e 4 mesi a 4 anni. Oltre ai fratelli Ferri ha beneficiato della riduzione di pena, da 5 anni e 4 mesi a 4 anni di reclusione, Fabio Melcarne, direttore generale delle società gestite ed amministrate dalla famiglia Ferri.

La Corte barese ha, inoltre, sostituito per Melcarne Antonio e Filippo Ferri, la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella temporanea ed eliminato la sanzione accessoria dell’interdizione legale.
Discorso differente, invece, per il sindacalista Giuseppe Scognamillo. A conclusione del dibattimento di primo grado il pm

Antonio Savasta (titolare del voluminoso fascicolo d’indagine) chiese la sua assoluzione ma il Tribunale fu di diverso avviso, condannandolo ad 1 anno e 4 mesi di reclusione col beneficio della pena sospesa. In appello la sua accusa è risultata prescritta ma la Corte ha comunque assolto Scognamillo (difeso dall’avvocato Franco Piccolo) perché ha ritenuto evidente la prova che «il fatto non costituisce reato». In questo caso, infatti, l’articolo 129 del codice di procedura penale prevede che l’assoluzione prevalga rispetto alla prescrizione del reato contestato.

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