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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 00:19

Anche se indagato

Strage treni Andria
capostazione Corato
torna in servizio

incidente ferroviario Bari Nord

l'immagine della tragedia

BARI - Torna in servizio, con diritto agli arretrati, il capostazione indagato per il disastro ferroviario avvenuto tra Andria e Corato il 12 luglio 2016, che causò la morte di 23 persone ed il ferimento di 50 passeggeri. E’ la decisione del Tribunale del Lavoro di Bari, che ha disposto la riammissione in servizio di Alessio Porcelli, il capostazione di Corato.

Porcelli fu sospeso dal servizio insieme ad altri due lavoratori, il capostazione di Andria e il macchinista superstite, il giorno successivo al disastro. I tre sono indagati a vario titolo, insieme con tecnici ed amministratori di Ferrotranviaria spa, per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose plurime e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Tramite i suoi difensori, gli avvocati Massimo Roberto Chiusolo e Giuseppe De Lucia, Porcelli impugnò subito il provvedimento chiedendo di essere riammesso in servizio.

E il tribunale, con una sentenza immediatamente esecutiva, gli ha dato ragione, ritenendo che non basti per la sospensione dal servizio il semplice coinvolgimento del lavoratore come indagato in un procedimento penale.
Il giudice Luca Ariola ha inoltre annullato il provvedimento di sospensione dalla retribuzione, condannando Ferrotramviaria spa al pagamento in favore del ricorrente di tutti gli arretrati maturati.

L’inchiesta della magistratura di Trani è tuttora in corso. Stando agli accertamenti dei pm tranesi, a causare l’incidente sarebbe stato un errore umano dovuto all’utilizzo del blocco telefonico su una linea a binario unico e, da parte dei dirigenti della società Ferrotramviaria, l’aver omesso «la collocazione di impianti e apparecchiature tecnologiche deputate alla protezione della marcia dei treni (Blocco Elettrico Automatico ovvero Blocco Conta Assi) idonei a prevenire ed evitare il disastro ferroviario». In altri termini, secondo gli inquirenti, non c'era alcun sistema di sicurezza tecnicamente valido sulla tratta ferroviaria Corato-Andria, a partire proprio dal 'blocco telefonicò, in base al quale i capistazione si scambiano dispacci per segnalare la partenza e l’arrivo dei treni: un sistema «obsoleto» e il cui utilizzo è in contrasto con la normativa in vigore.

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Commenti all'articolo

  • Franco

    Franco

    18 Ottobre 2017 - 00:12

    Speriamo che i fantasmi delle vittime di quella tragedia non lascino in pace lui ed i giudici che hanno formulato la sentenza.

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