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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 00:20

A Barletta

Agguato al consigliere Pd
«sconto» in appello ai sicari

Pene più che dimezzate, la Corte rimette in libertà i tre imputati per il ferimento di Ventura: riqualificato il reato da tentato omicidio a lesioni aggravate.

Agguato al consigliere Pdai sicari «sconto» in appello

ANTONELLO NORSCIA

Non volevano ucciderlo ma “solo” gambizzarlo. Dunque non un tentato omicidio ma tentate lesioni aggravate. In attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Bari che riqualifica l’originario reato in quello meno grave, beneficiano del conseguente sconto di pena e tornano liberi i tre imputati che il 25 ottobre dello scorso anno furono condannati a vario titolo per la sparatoria al consigliere comunale Pasquale Ventura.

Il capogruppo barlettano del Partito Democratico scampò ad una sparatoria (fortunatamente dunque non fu raggiunto dai proiettili esplosi), mentre il 20 gennaio 2015 si trovava in Via Firenze, a Barletta, nei pressi dell’abitazione della figlia. Un anno fa il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Trani Angela Schiralli condannò, col rito abbreviato, ad 8 anni di reclusione i due presunti sparatori: Giacomo Lanotte, 35enne barlettano, ed il 31enne albanese Igli Kamberi: il pubblico ministero Mirella Conticelli, titolare del fascicolo d’indagini, ne aveva chiesti 15. La terza condanna, a 6 anni ed 8 mesi di reclusione, fu comminata ad Artan Belliu: il pm ne aveva chiesti 12. Quest’ultimo, 56enne albanese noto come Tano, fu ritenuto persona di raccordo tra i due coimputati e la 41enne moglie di Ventura, Concetta Di Matteo, accusata d’aver ordito l’agguato per ventimila euro.

La seconda sezione penale della Corte d’Appello ha, dunque, riqualificato il reato e ridotto le tre pene inflitte in primo grado: 3 anni e 4 mesi di reclusione (invece degli 8) e 4mila euro di multa per Lanotte e Kamberi (difesi anche in secondo grado rispettivamente dagli avvocati Cataldo Torelli e Vincenzo Papeo) e 2 anni di reclusione (invece dei 6) per Belliu (sempre difeso dall’avv. Michele Salvemini). Il collegio barese (presidente Maria Iacovone) ha, inoltre, applicato l’interdizione dai pubblici uffici quinquennale in sostituzione dell’interdizione perpetua pronunciata dal gup di Trani a carico di Lanotte e Kamberi. Revocate, infine, “le statuizioni civili del giudizio di primo grado (cioè il diritto al risarcimento dei danni n.d.r.) a seguito della revoca della costituzione di parte civile” promossa da Ventura dinanzi al gup con l’avv. Giuseppe Cioce.

Quel 20 gennaio di due anni fa il consigliere comunale era in procinto di entrare nella sua auto, posteggiata vicino al portone dell’abitazione della figlia, quando vide sopraggiungere in contromano una moto di grossa cilindrata con a bordo due persone col volto travisato. Uno dei due uomini, che con le indagini fu identificato in Lanotte, scese velocemente puntandogli un’arma da fuoco. Ventura fu pronto nel darsi alla fuga.

Ma Lanotte l’avrebbe inseguito a piedi, sparandogli contro due colpi, senza però riuscire a colpirlo. Ventura trovò riparo tra alcune auto parcheggiate. Inizialmente s‘ipotizzò che il movente della sparatoria si annidasse nell’attività politica di Ventura ma poi vennero a galla motivi personali-familiari che portarono a ritenere la moglie mandante della sparatoria. La difesa si è basata soprattutto su considerazioni balistiche. L’esplosione del primo colpo era diretta dall’alto verso il basso: dunque non con l’intento di colpire parti vitali. Tesi che evidentemente sono state condivise dalla Corte di secondo grado.

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