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Lunedì 20 Novembre 2017 | 20:19

Il caso

Cdp, Monte Paschi fa causa
al commissario: ha svenduto

L'ente ecclesiastico sommerso dai debiti. La replica di Cozzoli: ho fatto il massimo

Cdp, Monte Paschi fa causaal commissario: ha svenduto

BARI - L’amministrazione straordinaria di Casa Divina Provvidenza è finita da 24 ore con il subentro del gruppo «Universo Salute» nelle attività sanitarie dell’ente ecclesiastico. La partita, però, non è terminata. Perché il provvedimento con cui il ministero dello Sviluppo economico ha trasferito la proprietà delle tre cliniche (Bisceglie, Foggia e Potenza) al gruppo foggiano è stato impugnato dal Monte dei Paschi: secondo la banca, il prezzo pagato per l’acquisto del ramo di azienda sarebbe troppo basso. Una tesi che il commissario Bartolo Cozzoli giudica infondate.

La scorsa settimana il Tar di Bari, a sezioni unite, ha declinato a favore del giudice ordinario la giurisdizione sul ricorso di Mps che riguarda la vendita delle cliniche. «I contratti che portano alla cessione di detti beni - ha scritto il Tar di Bari richiamando la giurisprudenza prevalente - sono dei contratti a tutti gli effetti di diritto privato stipulati dai commissari per conto della impresa». Mps lamenta di avere iscritto ipoteche sui beni sanitari dell’ente ecclesiastico per circa 15 milioni di euro, e che tuttavia la cessione del complesso immobiliare a Universo Salute è avvenuta per una cifra pari a 5 milioni: ci sarebbe stata dunque una «sottostima» del valore patrimoniale, che avrebbe danneggiato la banca in quanto creditore privilegiato.

Ma il commissario straordinario Bartolo Cozzoli, come detto, respinge questa tesi. «A differenza dei crediti relativi ai leasing - dice - quei crediti vantati dalla banca non servono alla continuità aziendale e per questo non sono stati oggetto delle varie perizie giurate. Come tutti gli altri creditori, e con il parere favorevole del commissario, Mps è insinuata allo stato passivo ed i suoi crediti seguiranno la normale procedura». La legge prevede espressamente la liberazione da ipoteca dei beni ceduti (diversamente nessuno acquisterebbe dalle procedure fallimentari). «Non è scritto da nessuna parte - dice Cozzoli - che il valore di una azienda, che si determina secondo precisi criteri, debba essere pari almeno al valore delle ipoteche». In quanto all’accusa di non aver ricavato il massimo, replica il commissario, «siamo stati sul mercato il più a lungo possibile, pubblicando annunci persino sul Financial Times. Nessuno ha presentato offerte migliori. Non c’era altro da fare per dare miglior soddisfazione ai creditori». [m.s.]

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