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Venerdì 24 Novembre 2017 | 16:05

Barletta

«Norme tutelano Palazzo Tresca
Non c'è bisogno delle modifiche»

«Norme tutelano Palazzo Tresca Non c'è bisogno delle modifiche»

BARLETTA - Palazzo Tresca: a che punto è il tira e molla sula. demolizione e ricostruzione dell’ottocentesco edificio in via Imbriani? Ecco quanto deduce Maria Campese, ingegnere, consigliera comunale di Sinistra italiana alla lettera inviatale nei giorni scorsi dall’arch. Vito Laricchiuta, dirigente del Settore Edilizia Pubblica e Privata del Comune di Barletta.

Il permesso - «Prendo atto della ostinata convinzione circa la correttezza dell’atto di permesso di costruire rilasciato alla via Imbriani (palazzo Tresca) - attacca la consigliera - ma le delucidazioni offerte dal Settore Edilizia Pubblica e Privata, a mio avviso, non hanno fondamento».

«L’edificio Tresca - prosegue - ricade nella Zona “B1” – Zona edificata a Nord della Ferrovia, disciplinata dall’articolo 2.19 delle Norme Tecniche d’Attuazione del vigente Piano Regolatore Generale, e non nella Zona “B4” – Zona edificata a Sud della Ferrovia disciplinata dall’art. 2.22, come invece erroneamente sostenuto dal Dirigente».

Per quanto riguarda il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) «le due diverse zone a Nord ed a Sud della ferrovia sono accomunate dall’appartenere alla zona omogenea B, in base al decreto ministriale numero 1444 del 1968, del Piano regolatore di Barletta approvato nel 1971. Queste zone sono poi confluite, insieme al centro storico (zona omogenea A), nel territorio costruito, come definito dall'art. 1.03 comma 5.1 delle Norme Tecniche d’Attuazione del precedente Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il paesaggio della Regione Puglia approvato nel 2000».

Le norme - Ancora: «Oggi tutte queste zone costituiscono la “città consolidata1“, quale componente culturale ed insediativa, così come individuata nella tavola della sezione 6.3.1 delle Norme tecniche di attuazione del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale approvato nel 2015, ed è definita specificamente dall’art. 76 delle Norme Tecniche d’Attuazione del vigente Piano Paesaggistico Territoriale Regionale , e non dall’art. 72 delle medesime norme, come invece erroneamente sostenuto dal dirigente».

E poi: «Dall’entrata in vigore del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (23 marzo 2015) è ampiamente decorsa la fase transitoria prescritta per l’adeguamento del Piano regolatore del 1971 e sono entrate in vigore le norme finali dell’art. 106 commi 6 e 7 delle Norme tecniche di attuazione del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale , e pertanto le disposizioni del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale si applicano in toto proprio per i territori costruiti. Allo scadere del periodo transitorio non è necessaria un’autorizzazione paesaggistica o un’attestazione di compatibilità paesaggistica, ma è dovuta la valutazione degli interventi secondo le indicazioni del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale».

La tutela - Che dicono quelle norme? «All’articolo 106 del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale si legge: “Fatta salva l'acquisizione dell'autorizzazione paesaggistica ove presenti beni paesaggistici di cui agli articoli 134 e 157 del Codice, nelle more dell'adeguamento degli strumenti urbanistici generali al PPTR, nei territori costruiti di cui all'art. 1.03 co. 5 e 6 delle NTA del PUTT/P, trovano applicazione esclusivamente gli Obiettivi di qualità paesaggistica e territoriale del relativo Ambito paesaggistico interessato, nonché le linee guida indicate all'art. 79, comma 1.3».

E «nei casi di cui al comma precedente, qualora lo strumento urbanistico non si adegui al PPTR entro il termine previsto dal co. 1 dell'art. 97 delle presenti norme»,cosa succede? «Si applicano le disposizioni di cui al titolo VI. Cioè, “le disposizioni per la “città consolidata” recano in particolare i seguenti indirizzi: “Gli interventi che interessano le componenti culturali e insediative devono tendere ad assicurarne la conservazione e valorizzazione in quanto sistemi territoriali integrati, relazionati al territorio nella sua struttura storica definita dai processi di territorializzazione di lunga durata e ai caratteri identitari delle figure territoriali che lo compongono; mantenerne leggibile nelle sue fasi eventualmente diversificate la stratificazione storica, anche attraverso la conservazione e valorizzazione delle tracce che testimoniano l'origine storica e della trama in cui quei beni hanno avuto origine e senso giungendo a noi come custodi della memoria identitaria dei luoghi e delle popolazioni che li hanno vissuti.”».

La salvaguardia - Ancora, a maggior chiarimento: «Nel decreto legislativo numero 42 del 2004 e modifiche successive, “le previsioni dei piani paesaggistici non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali. Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette”».

Di più: «Sull’immediata applicazione delle previsioni dei piani paesaggistici dopo il periodo transitorio si è espressa anche la Giunta Regionale con proprio atto n. 1514 del 27 luglio 2015 - Documento di indirizzo “"Prime linee interpretative per l’attuazione del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale approvato con Deliberazione di Giunta regionale 176 del 16/02/2015": “Ai applicano in toto le disposizioni di cui al titolo VI del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, qualora lo strumento urbanistico non si adegui al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale entro il termine previsto”».

Quanto poi alla proposta del dirigente di procedere ad una variante normativa al Piano regolatore vigente, «si tratta di un esercizio inutile: le norme ci sono e quelle del Regolamento Edilizio, abbinate agli indirizzi del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, sono più che sufficienti per revocare il permesso di costruire rilasciato. Laddove il dirigente dovesse avere difficoltà nella corretta applicazione delle norme, è proprio il Regolamento Edilizio Comunale, all’art. 1.7 comma 1, a venire in soccorso. Recita così: “Per il controllo e la disciplina degli interventi edilizi ed urbanizzativi, in conformità della Delibera di Consiglio comunale 62/30.07.1999 (divenuta esecutiva il 09.08.99), l’Ufficio tecnico comunale – eventualmente integrato da un consulente esperto nel settore della tutela paesaggistico-ambientale (architetto o ingegnere civile sezione edile o ingegnere edile, con documentata formazione e/o esperienza professionale e/o scientifica nel settore) - è l’organo ordinario di consulenza tecnica dell'Amministrazione comunale per i progetti e le questioni d'interesse architettonico, edilizio ed urbanistico».

Non confondere - Per Campese, «non è consentito confondere gli indirizzi del Documento programmatico preliminare al Piano urbanistico generale depositato, che pacificamente non detta disposizioni conformative del regime giuridico dei suoli e dei beni, con gli indirizzi della città consolidata del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale perché sono, queste ultime, disposizioni normative che devono essere applicate in toto. I rilievi sul DPP restano diretti al Sindaco, con la denuncia della criticità presente nello stesso circa l’individuazione dei sub contesti della città, inidonea a tutelare i reali valori testimoniali dell’edificazione presente».

Conclusione: «Appare del tutto evidente, quindi, che le disposizioni del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale di assicurare la conservazione e la valorizzazione dell’esistente nella città consolidata siano assolutamente prevalenti su ogni previsione difforme contenuta nel Piano regolatore, in base alla quale la demolizione di palazzo Tresca è stata assentita. La subentrata disposizione del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale degli indirizzi della città consolidata è già operativa ed è conformativa del regime giuridico dei suoli e dei beni stabilendo che tutti gli interventi devono tendere ad assicurare la conservazione e valorizzazione della città consolidata e, quindi, dell’edificio Tresca.

Del resto, le stesse Norme Tecniche d’Attuazione del vigente Prg, terminano con la seguente norma di chiusura: «Ogni disposizione e/o norma della disciplina urbanistico/edilizia, entrata in vigore dopo l'adozione del Prg, si intende recepita dal Prg senza che ciò richieda la attivazione della procedura della variante allo stesso».

La richiesta - Alla luce di tutto ciò, la consigliera di Sinistra italiana rinnova «la richiesta di annullamento del permesso di costruire inerente la demolizione e ricostruzione di palazzo Tresca», e invita nel contempo l’Amministrazione comunale ad emettere ordinanza di manutenzione dell’immobile, che versa in grave stato di incuria, onde evitare che vada persa una testimonianza storica della città».

Chissà, se da Palazzo di Città avranno orecchie per sentire e volontà sufficiente per provvedere.

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