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Giovedì 23 Novembre 2017 | 23:29

Parla solo il vicesindaco Pd

Barletta, Cascella se ne va
ma i suoi alleati sono muti

Barletta, Cascella se ne va  ma i suoi alleati sono muti

di Rino Daloiso

BARLETTA - Silenzio. Dopo l’annuncio del «passo indietro» da parte del sindaco Pasquale Cascella, venerdì sera durante la direzione provinciale del Pd (presente anche il segretario regionale e provinciale Marco Lacarra), non parla nesuno. Anzi. Tacciono tutti, tranne uno: il vicesindaco Antonio Divincenzo. Che si esprime così: «Bisognerebbe partire da questa affermazione per analizzare l'esperienza Cascella: "E' il mio contributo alla responsabilità, a rimuovere ogni alibi a recuperare gli obiettivi di fine mandato". Il patto con gli elettori è maturato, dopo la fine ingloriosa della precedente esperienza amministrativa, con una enorme conflittualità all'interno del Pd e della coalizione di centrosinistra.

L'attuale amministrazione, pur con un numero di dirigenti dimezzato ed un organico di dipendenti bloccato senza turn over da anni, con risorse limitate e vincoli economici stringenti, è riuscita a raggiungere importanti obiettivi per la città: non li sto a enumerare, sono sotto gli occhi di tutti. Cito solo, a mo’ di esempio, le opere di urbanizzazione nelle 167,lo sgombero della palazzina occupata abusivamente nell’ex distilleria, l'avvio della raccolta con modalità porta porta che ha portato la città a ricevere significativi premi con una raccolta bel oltre il 70%. Poco? Tanto? Si poteva fare meglio? Lascio il giudizio ai nostri concittadini, ma credo sia doveroso aprire nel mio partito e nella coalizione una discussione franca e schietta».

Una discussione che in pochi, evidentemente, al momento hanno intenzione di affrontare, quasi avessero già scontato da tempo la indisponibilità di Cascella alla ricandidatura e siano da tempo ormai alle prese con la prefigurazione degli equilibri prossimi venturi. Che, risultati delle primarie Pd e annesse scelte assessorili e negli enti regionali strumentali alla mano, non potrà non passare da ciò che deciderà il governatore Michele Emiliano, direttamente o per interposto luogotenente nella Bat, il neoassessore Filippo Caracciolo: cinque anni dopo la scelta della «candidatura di pacificazione» di Cascella, ben può dire di avere stravinto al momento il duello con l’avversario-alleato di sempre, il consigliere regionale Ruggiero Mennea.
Divincenzo prosegue: «Non possiamo passare da una discussione con i partiti a una interlocuzione con gli eletti. Ci sono stati anche errori, ma discutiamone. Ora tocca al Pd analizzare l'attuale esperienza amministrativa, ritrovare la sua centralità, guidare e preparare le prossime amministrative».

Con una avvertenza: «Non dimentichiamo ciò che è successo a Canosa, dove a furia di offendere il lavoro amministrativo, il centrosinistra si è dissolto regalando addirittura la città a un movimento in cui prevale la demagogia. Per questo bisognerebbe ritrovare uno spirito di servizio, leale, autentico per lavorare su obiettivi di fine mandato e non distrarci da discussioni sterili per trovare "personalità" da regalare alla disfida delle primarie pensando possano essere uno strumento risolutore senza affrontare le attese della città , il programma e soprattutto le regole dello stare insieme».

Se primarie saranno, sicuramente saranno della partita il primario del Pronto soccorso del «Mons. Dimiccoli, il socialista Cosimo Cannito e l’imprenditore Sabino Dicataldo (Buona politica). Senza trascurare l’ex presidente del consiglio comunale Enzo Delvecchio (Pd vicinissimo a Emiliano), il presidente dell’Ordine dei medici, Dino Delvecchio (vicino all’assessore Caracciolo) e l’avvocato Giuseppe Bufo (Pd sostenuto dall’ex sindaco di Bisceglie, Francesco Spina).

Nel centrodestra alquanto «desertificato» dovrebbe toccare a Dario Damiani (Forza Italia), mentre a sinistra non sono poche le schance di Maria Campese (Sinistra italiana), già assessora regionale con Nichi Vendola. Indecifrabile la galassia 5Stelle, anche se i nomi di Savio Chiariello, Tommy Dibari ed Elisabetta Caldarola girano con insistenza.
Ma la «giostra» è solo all’inizio.

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