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Giovedì 23 Novembre 2017 | 14:09

urbanistica

Ex Cartiera Barletta
nuovo stop agli alberghi

anche il tar aveva detto no Barletta, il Consiglio di Stato respinge il ricorso presentato dai proprietari

Ex Cartiera Barlettanuovo stop agli alberghi

di Rino Daloiso

BARLETTA - Niente da fare. Anche il Consiglio di Stato (quarta sezione), così come il Tar Puglia (terza sezione) il 7 ottobre del 2015, ha respinto il ricorso dei proprietari dell’ex Cartiera di Barletta. Non si possono realizzare insediamenti alberghieri - la sintesi della decisione dei giudici d’appello all’udienza dell’11 aprile poi pubblicata a luglio - lì dove il Piano regolatore di Barletta e le annesse Norme tecniche di attuazione prevedono solamente la realizzazione di insediamenti industriali. Così ha stabilito il collegio formato da Filippo Patroni Griffi (presidente), Oberdan Forlenza, Leonardo Spagnoletti, Nicola D’Angelo e Giuseppa Carluccio (consiglieri) e Nicola D’Angelo (consigliere estensore), che ha condannato le parti appellanti al pagamento in solido delle spese di giudizio in favore del Comune di Barletta pari a 6mila euro, oltre agli oneri di legge.

L’impugnazione al Consiglio di Stato era stata presentata nel 2016 da Immobiliare Parco Verde srl, Cosedil di Prascina Giuseppe & C sas, Fiori srl, Rosa srl, Vox Company srl, difese dall’avvocato Massimo Felice Ingravalle, contro il Comune di Barletta, difeso dagli avvocati Isabella Palmiotti e Domenico Cuocci Martorano. Di che si dolevano i proprietari della fabbrica dismessa? Lamentavano il mancato rilascio da parte del Comune del «permesso di costruire una serie di edifici da destinare ad attività alberghiera mediante un intervento di ristrutturazione edilizia consistente nella demolizione e ricostruzione di corpi di fabbrica esistenti, con destinazione ad uffici e capannoni industriali, ricadenti in zona omogenea “D1” del Piano regolatore generale del Comune di Barletta».

Secondo il Prg, approvato nel 1971 e adeguato nel 2003, la zona industriale “D” si divide in due sottosettori: “D1” (dove sono previsti solo insediamenti industriali) e “D2”, destinata ad ospitare impianti di carattere artigianale merceologico e per la quale è indicata esplicitamente la possibilità di realizzare punti di ristoro e motel. Ed è, per l’appunto, l’interpretazione normativa fatta propria dai giudici amministrativi di primo e secondo grado. I quali giudici hanno ritenuto infondati vari motivi di appello (ne parliamo qui di fianco), tra i quali anche l’evocazione da parte dei ricorrenti del cosidetto «decreto sblocca Italia». Ad avviso dei proprietari dell’ex Cartiera quel decreto legge avrebbe modificato il testo unico sull’edilizia a proposito di aree industriali dismesse e al loro possibile mutamento nella destinazione d’uso. Il Consiglio di Stato ha stabilito che «la norma non può trovare applicazione al caso di specie essendo intervenuta dopo l’adozione dell’atto impugnato».

La qual cosa pare far presumere la partenza di un altro ricorso, come una coazione a ripetere (hai visto mai?). Tutto questo mentre si è persa traccia del Piano urbanistico generale, zavorrato dalla falsa (e tardiva) partenza dell’iter con Documento preliminare progragrammatico abborracciato e zeppo di clamorosi errori. Alla faccia del cosiddetto «governo del territorio».

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