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Scuola, il dibattito
sulla settimana corta

l'istruzione scolastica Il progetto del «cinque giorni su sei» nelle scuole medie

Scuola, il dibattito sulla settimana corta

MARILENA PASTORE

ANDRIA - Settimana corta nelle scuole medie della città: dibattito ancora aperto tra dirigenti, consigli e famiglie che lamentano l’esclusione dal processo decisionale della vita scolastica dei propri figli. E proprio i genitori affidano alla stampa un intervento sulla vicenda. I dirigenti, lo ricordiamo, ad eccezione della scuola Salvemini, si apprestano a riorganizzare entro il 30 giugno l’orario di lavoro delle scuole secondarie 1° di primo grado in cinque giorni anziché su sei, quindi dalle 8 alle 14 anziché alle 13. La lettera è stata scritta da alcuni genitori di alunni delle scuole “Vaccina”, “Vittorio Emanuele – Dante Alighieri”, “Verdi – Cafaro”, “Mariano-Fermi” e “Jannuzzi–Di Donna”. «Come genitore – si legge - trovo davvero avvilente pensare non ci siano altre soluzioni capaci di dare sollievo ai bilanci scolastici! La scuola non dovrebbe concentrarsi e dare il massimo all’attività didattica e formativa per meglio “forgiare” gli uomini di domani?

Si può chiedere alla scuola di operare tagli o di organizzarsi senza intaccare quelli che sono i suoi obiettivi fondamentali? Ma soprattutto, si può non coinvolgere le famiglie in tali decisioni visto che i nuovi orari provocheranno disfunzioni organizzative all’interno delle stesse? Poco male, le famiglie sono abituate ad adattarsi continuamente ai cambiamenti e a subire decisioni “altrui” anche quando avrebbero il sacrosanto diritto di dire la loro. Si può non pensare a quanto il modello organizzativo della settimana corta (che in una scuola diversamente riformata potrebbe essere l’optimum per tutti), contribuirebbe ad intaccare l’attività didattica e formativa dei giovani studenti? Come si farà a tenere desta l’attenzione degli studenti dopo le ore dodici? E i professori avranno le giuste energie e la pazienza necessaria per gestire una classe stanca?».

«Ci auguriamo – conclude la lettera - che le decisioni a venire siano davvero prese per il bene dei nostri figli!». «Con sommo rammarico apprendo queste informazioni solo dalla stampa e nel luogo più appropriato. Eppure di incontri a scuola ve ne sono stati. E’ possibile che se ne parli solo ora? In ogni modo avrei preferito saperlo al momento dell’iscrizione».

«Come mai non si è provveduto ad interpellare le famiglie per essere coinvolte nella scelta così come è stato per il passaggio alla settimana corta nelle scuole primarie? Prendo atto che a noi genitori non viene data la possibilità di esprimerci! Chi farà la scelta, qualora non fosse stata già presa, si metterà nei panni dei ragazzi e capire se i benefici possano prevalere sui contro?». I genitori, peraltro, si stupiscono della mancanza di un intervento da parte dell’A.GE. Associazione Genitori sezione di Andria; così come stupisce il silenzio del C.I.S.A., la rete della Comunità Istituzioni Scolastiche Andria, rispetto ad una decisione che coinvolge circa 3000 famiglie e centinaia di docenti e personale scolastico. E mentre nei collegi docenti la spaccatura tra i favorevoli e contrari si sta palesando, per oggi 15 giugno è stata fissato un incontro – confronto da parte del comitato dei presidenti di circolo e istituto delle scuole di Andria.

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