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Trani

Occupata abusivamente
la casa di Giovanni Bovio

Il sindaco, per difendere lo storico immobile, pronto a disporre lo sgombero

Occupata abusivamente  la casa di Giovanni Bovio

di Nico Aurora

TRANI - La casa natale di Giovanni Bovio, di proprietà del Comune di Trani, è nuovamente occupata. E questo accade proprio nel 180mo anniversario della nascita del grande intellettuale, filosofo e politico cui Trani è fortemente, oltre che storicamente legata.

L’incursione degli inquilini abusivi è avvenuta nei giorni scorsi ed i segni dell’occupazione paiono più che chiari: antenna televisiva montata sulla ringhiera del balcone al primo piano; luce accesa e, di conseguenza, utenza elettrica pienamente attiva; panni stesi al secondo piano; campanello sul portone; l’uscita dallo stesso portone di un giovane, alle 7, per iniziare la sua giornata.

A sgomberare ulteriormente il campo da equivoci, i chiarimenti del sindaco, Amedeo Bottaro: «L’immobile non è stato concesso in locazione ma, effettivamente, è occupato. Stiamo tagliando tutte le utenze e - fa sapere il primo cittadino - disponendo ordinanza di sgombero».

Come e quando, materialmente, sia avvenuto l’ingresso nell’immobile di questi soggetti non è dato conoscerlo, ma l’episodio riaccende la questione sui ritardi di destinazione d’uso della storica palazzina ubicata in via Mario Pagano, all’angolo con via Sant’Agostino.

L’immobile in cui Bovio nacque il 6 febbraio 1837, dopo la ristrutturazione ultimata nel 2003, avrebbe dovuto ospitare, secondo la destinazione indicata dall’amministrazione dell’epoca, guidata da Carlo Avantario, un museo di opere boviane ed una biblioteca di quartiere. Invece, da lì a poco, l’amministrazione Tarantini lo concesse in comodato d’uso, per alcuni anni, all’Ordine degli ingegneri. Dopo la loro uscita, sarebbe rimasto completamente vuoto e abbandonato, con l’eccezione di una fugace occupazione, da parte di abusivi, il 31 luglio 2012.

La vetrata di un altro balcone al primo piano è ancora rotta e coperta da una tavola di legno applicata dall’interno. Quel vetro fu mandato in frantumi, come detto, il 31 luglio 2012, quando un’altra famiglia occupò quell’immobile. Uno dei componenti riuscì ad arrampicarsi lungo la grondaia, scavalcò la ringhiera del balcone, ruppe il vetro, apri la finestra e, una volta entrato in casa, poté aprire regolarmente il portone dall’interno e farvi accedere l’intero nucleo familiare. In quel caso la Polizia locale intervenne quasi tempestivamente sul luogo e, grazie alla mediazione dei Servizi sociali, si riuscì a convincere quella famiglia a lasciare l’immobile garantendo loro ospitalità in altre strutture. Da lì a poco il portone fu murato e sembrava pertanto che la palazzina, nell’attesa di una consona destinazione, fosse al riparo da qualsiasi, ulteriore rischio di occupazione.

Recentemente, però, ma anche questo non è dato conoscere esattamente quando, i tufi dall’ingresso del portone sono stati rimossi per favorire, probabilmente, alcuni sopralluoghi in prospettiva dei progetti che l’amministrazione Riserbato, prima, e quella Bottaro, poi, hanno quanto meno ipotizzato per un rilancio di quei locali in chiave culturale. Oggi, però, si registra una seconda e ben più importante occupazione, per risolvere la quale è da immaginare che non mancheranno disagi e polemiche.

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