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Martedì 22 Agosto 2017 | 01:49

Il paradosso degli ulivi «salvi» quelli pericolosi

La consulenza: «Costituiscono un grosso pericolo per la visibilità»

di Rino Daloiso

BARLETTA - Confindustria, attraverso il presidente della delegazione di Barletta, Andria, Trani, l’imprenditore Sergio Fontana, ieri su queste colonne ha lanciato un sasso nello stagno: «Il Piano Operativo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2014-20, nell’Asse prioritario XII Sviluppo Urbano Sostenibile - ha sottolineato - prevede la Riqualificazione Ecologica e Paesaggistica delle Aree Produttive delle più importanti città medie industriali (Taranto, Brindisi, Barletta, Trani) che sono ubicate lungo la fascia costiera e caratterizzate da processi di ristrutturazione (Azione 12.2)».

È possibile procedere, qui e ora, alla «progettazione e gestione di “Aree produttive paesisticamente ed ecologicamente attrezzate” (Appea), individuate possibilmente dal Documento preliminarte programmatico del Piano urbanistico generale e da realizzarsi anche utilizzando aree parzialmente o totalmente dismesse, quali, ad esempio, l’area l’ex cartiera nell’area produttiva di via Trani e la stazione teleferica nell’area produttiva di via Foggia?».

Il rappresentante di Confindustria chiudeva così il suo intervento-appello: «Tutti insieme, maggioranza e opposizione, imprenditori e sindacati, dobbiamo lavorare senza faziosità per il bene comune indirizzando la pubblica amministrazione, comunale, regionale e nazionale, verso quelle scelte finalizzate al bene comune dell’intera comunità barlettana».

In attesa che sindaco, assessori, partiti e sindacati facciano sapere cosa ne pensano in merito, c’è un altro paradosso nella vicenda degli ulivi «potati» sull’area dell’ex Cartiera che merita attenzione. Nella consulenza redatta dal perito agrario Stefano Filannino per conto della proprietà della fabbrica dismessa, ad un certo punto si legge: «Il filare di ulivi presente lungo la strada statale Barletta-Trani è diventato un grosso pericolo per la visibilità, tant’è che negli ultimi anni, mi risulta che più volte è stata ostacolata la circolazione dei veicoli di via Trani da rami di ulivo caduti sulla carreggiata, spezzati dal venti che hanno ostacolato la circolazione».

Ci sono due termini che si ripetono: «ostacolare» e «circolazione». Vien da chiedersi: come mai proprio il filare di ulivi prospiciente la carreggiata dell’ex statale non è stato oggetto di «potatura» né pesante, né tantomeno leggera, se costituisce (come in effetti costituisce) un pericolo per la visibilità di automobilisti, motociclisti e pedoni?

Anzi, sembra quasi che il filare di perimetro degli ulivi risparmiati dalle asce abbia un ruolo di «quinta» che occluda lo sguardo verso quel desolante spettacolo di «potatura di riforma».

Il Comando di Polizia locale di Barletta, all’atto di inviare la documentazione sui controlli effettuati al Comando Carabinieri Forestale di Bari per verificare la congruità della «potatura», non ha rilevato questa non trascurabile incongruenza?

Insomma, se «potatura» era necessaria, non era proprio di lì che bisognava cominciare e pure con urgenza? Oppure vuoi vedere che proprio e solo quegli ulivi che invadono quasi la carreggiata si salvano dalle «condizioni vegetative e di conseguenza produttive complessivamente pessime dell’uliveto», come invece diagnosticato dal perito agrario Attanasio Gerardo Sarcina, consultato dalla cooperativa di Trinitapoli intervenuta nei giorni scorsi?

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