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il caso barletta

«Il Comune non può
essere un gettonificio»

«Il Comune non può  essere un gettonificio»

«Gli articoli della Gazzetta relativi al “girotondo” di via Madonna della Croce e le sbiadite puntualizzazioni del presidente della Seconda Commissione Consiliare Attività Produttive, Sviluppo economico e lavoro, Pietro Sciusco, nonché dell’assessore alle Politiche della Sicurezza, della Mobilità, delle Risorse Umane, Michele lasala, mi hanno indotto a visitare il sito web del Comune e a leggere tutto ciò che riguarda il “Regolamento del Consiglio Comunale”.

tante sedute, pochi verbali Così Franco Corcella, coordinatore della Camera del lavoro-Cgil Barletta. «La mia attenzione - sottolinea Corcella - si è soffermata sugli articoli relativi alla “Regolamentazione delle Commissioni Consiliari”, anche per meglio apprezzare la reale portata ed opportunità dell’attività istituzionale dei due esponenti politici di cui sopra. Ho anche letto la composizione di ogni singola commissione e le relative convocazioni dalla data del giuramento del nostro sindaco Pasquale Cascella (12 giugno 2013) fino al 12 settembre 2016. Ho, quindi, individuato i verbali pubblicati sul web alla detta data trovandone – forse per un mio limite personale - solo sei, di cui 1 della Prima Commissione, 2 della Settima Commissione e 3 della Sesta Commissione Consiliare (di cui uno per dichiarare la non validità della seduta per mancanza del numero legale), tutti riguardanti l’attività svolta soltanto nel corrente anno. Assai pochi per la verità e tutti – comunque – da far sbarrare gli occhi per l’estrema sintesi – al limite della vacuità - del contenuto dei verbali stessi, con l’annessa impossibilità di apprezzare le (eventuali ed improbabili) personali dichiarazioni dei suoi componenti, il ragionamento (si fa per dire!) sviluppato e, cosa assai impressionante, la durata di ogni singola seduta, che in media – per questo esiguo numero - è di 63 minuti circa, passando da un minimo di 45 ad un massimo di 95 minuti».

la tabella Il segretario della Camera del lavoro-Cgil prosegue così: «Ho ricavato, infine, una semplice tabella riepilogativa (qui in pagina, ndr), che induce a qualche riflessione. Pare chiaro in questa vicenda il deficit di trasparenza che avvolge l’attività politico/amministrativa dei nostri consiglieri comunali che rischia di trascinare l’immagine complessiva del Comune di Barletta in “buco nero” dominato da un arido burocratismo. In questo scenario soffre parecchio proprio il rapporto tra la politica – quella nobile e buona – e il cittadino amministrato, che crede sempre meno nelle istituzioni - da quelle più vicine a quelle più remote, dal Comune allo Stato Centrale - alimentando così un diffuso qualunquismo. La “politica” con la “P” maiuscola, quindi, ha urgente necessità di riprendersi il ruolo e l’importanza che merita, attraverso donne e uomini capaci di raccogliere ed interpretare questo bisogno come antidoto allo sfascismo, alle facili generalizzazioni negative e ai luoghi comuni senza senso».

Ancora: «La vicenda della “rotonda” di Via Madonna della Croce ci consegna, inoltre, uno pseudo-impegno politico-amministrativo fatto di ambiguità, imbarazzi e balbettii tipici di chi è consapevole di essere in difetto, lasciando anche intravedere una spinta motivazionale familiar/parentale piuttosto che imprenditorial/commerciale. A scanso di equivoci – e contrariamente a quel che ci si può aspettare dal mio ragionamento – deve’esser comunque chiaro che il tentativo di inventarsi una soluzione di snellimento e di velocizzazione del traffico veicolare diretto verso il centro cittadino è in sé lodevole. Io stesso ho provato quel nuovo percorso e l’ho trovato conveniente e interessante! Perché, allora, si è fatta mancare la trasparenza dei comportamenti, dei meccanismi messi in campo e il rispetto delle regole che eppur tutti si son dati a Palazzo di Città? Perché si è lasciato apparire il luogo della gestione della “cosa pubblica” come il luogo ove si può dar soddisfacimento alle “cose proprie”? E perché aver paura di far leggere ai barlettani quelle quattro chiacchiere trascritte sui verbali?»

problemi dimenticati «Di certo - prosegue Corcella - urgeva ed urge tuttora una sistemazione anche della situazione che si vive in tanta altra parte della città, come in via Achille Bruni, nel punto che incrocia Via Gioacchino Rossini – esattamente dinanzi al distaccamento zonale della Polizia Municipale, dove la “precedenza” è un optional. Se un automobilista proveniente da quest’ultima strada si volesse apprestare correttamente a dare, per l’appunto, precedenza, rischierebbe di trascorrere la giornata là senza più muoversi, visto che il senso civico non si sa cosa sia, il codice della strada è una parolaccia e l’anarchiaregna sovrana. Ci sono situazioni che possono e devono esser affrontate e risolte, per così dire, “d’ufficio” , senza intermediazione alcuna e senza ulteriore interessamento di sovrastrutture politico/amministrative, che molto spesso hanno solo lo scopo di trasformare un diritto in favore clientelare pre o/e post/elettorale. È curioso come il presidente della Seconda Commissione consilliare abbia potuto trattar questioni di altrui competenza invadendo, con curiosa disinvoltura procedurale ed evidente accondiscendente copertura politica, il campo della Quarta Commissione Lavori Pubblici, competente in materia di viabilità, traffico e cose simili».

l’autoreferenzialità «Eppure - secondo il rappresentante della Cgil - un così elevato numero di sedute svolte alla data del 12 settembre 2016 (285 totali, di cui ben 118 solo nel 2015, con un attivismo istituzionale senza precedenti e all’insegna di una frequenza ed una frenesia al limite della devastazione psico/fisica in danno dei suoi componenti!) lascerebbero pensare ad una trattazione di ordini del giorno martellanti e propositivi su tematiche di propria competenza come, appunto, le attività produttive, lo sviluppo economico ed il lavoro per Barletta e i barlettani, magari facendo leva su un confronto continuo e vivace con i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori. Ma posso assicurare che all’indirizzo di questa sede sindacale non è giunta alcuna convocazione e mai niente di tutto questo che coinvolgesse la Cgil o altre forze sociali di questo territorio. La tabella riepilogativa del numero delle sedute effettuate dalle singole Commissioni negli anni di riferimento e il relativo costo (lordo per chi lo riceve e ipotizzando solo tre presenze su cinque potenziali) non mettono nelle condizioni sufficienti di esprimere un giudizio di merito in ordine alla “produttività” e alla qualità del lavoro espresso nel corso dei lavori, come pure, per via della incomprensibile estrema sintesi con cui vengono redatti i verbali, non è possibile apprezzare l’acume politico o, così come talvolta è richiesto, anche quello gestionale, professionale ed amministrativo, senza trascurare la (eventuale) lungimiranza e la fedele rappresentazione degli interessi della comunità espressi da ciascun consigliere comunale. Prendo con amarezza atto, però, del modo con cui tutto è ermeticamente reso inaccessibile perfino sullo stesso sito del Comune – nato, guarda caso, proprio per rendere “trasparente” sia l’attività politica che quella amministrativa – e sul quale sito, al momento di mettere insieme queste mie riflessioni sono pubblicati solo 6 (dico: sei) verbali dei lavori delle Commissioni Consiliari del nostro Comune per il 2016 salvo dimostrare il contrario con altre procedure informatiche arzigogolate ed incomprensibili al comune cittadino). Solo dopo il 12 settembre, mi hanno riferito,sono misteriosamente comparsi una miriade di verbali prima inesistenti. Ebbene, sorge il legittimo sospetto che in verità non si voglia far conoscere ai cittadini l’inoperosità di certe Commissioni e la inutilità e dannosità dell’arte di pestare acqua nel mortaio a nostre spese».

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