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Chiusa l'indagine

Barletta, occuparono case
ex Distilleria: 32 indagati

L'«invasione» avvenne dal 2009 al 2015. Un mese fa la consegna legittima degli alloggi

Barletta, ocucparono caseex Distilleria: 32 indagati

TRANI - Chiuse le indagini della Procura sull’occupazione abusiva delle due palazzine comunali di Barletta destinate ad alloggi per anziani. Il sostituto procuratore Antonio Savasta ha disposto la notifica di 32 avvisi di chiusura inchiesta con l’accusa di “invasione di edifici in relazione al reato di deturpamento ed imbrattamento di cose”: in pratica dei 18 mini appartamenti ricavati nell’area dell’ex distilleria di Via Vittorio Veneto.
Il provvedimento giunge in sostanziale concomitanza con la riconsegna degli alloggi dal Comune ai legittimi destinatari dopo lo sgombero avvenuto, non senza tensioni, l’ 8 aprile 2015 sotto l’egida dei Carabinieri che per le “intemperanze” furono costretti anche ad alcuni arresti. Gli appartamenti erano stati illegittimamente occupati il 22 settembre 2009. Storie complesse, a volte connotate da disagi familiari. Gli alloggi erano privi di energia elettrica e così molti capifamiglia pensarono di allacciarsi abusivamente all’impianto adiacente dell’Orto Botanico, finito, a sua volta, al centro di un’altra inchiesta del pm Savasta per cui nei giorni scorsi sono stati notificati 4 avvisi di conclusione indagini per presunti reati di truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture e delitti contro l’ambiente.
Per 3 dei 4 indagati in odore di richiesta di rinvio a giudizio sono stati contestati anche i reati di falso ideologico ed abuso d’ufficio. Dunque, l’inchiesta sul furto aggravato di energia elettrica fu madre di 2 indagini: quella sull’abusiva occupazione degli alloggi (nota dal 2009 senza però che prima d’allora avesse avuto un effettivo seguito giudiziario) e quella sull’orto botanico trasformato in discarica e dove sarebbero stati realizzati lavori diversi e più economici rispetto a quelli previsti e pagati.
Ma l’indagine sul furto di energia elettrica, a sua volta, aveva avuto una madre, che però partorì un figlio inatteso. L’inchiesta, infatti, nacque, casualmente nell’ambito dei controlli dei Carabinieri mirati a prevenire e a contrastare presunti fenomeni di illegalità di alcuni residenti: nella zona era stato segnalato un sospetto andirivieni presumibilmente legato all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Contrariamente alle attese i controlli non giunsero al sequestro di droga o armi ma portarono a scoprire gli illeciti allacci e dunque i continui furti di energia elettrica. In pratica, diversi appartamenti non risultavano dotati di un vera e propria utenza autonoma. Formalmente risultavano senza energia elettrica, nei fatti, però, c’era eccome grazie all’abusivo allaccio all’impianto comunale. Che serviva, e consumava, anche per diverse famiglie. Con l’accusa di furto aggravato furono anche arrestate (tra carcere e domiciliari) 17 persone, poi tornate in libertà. Corpose fatture dell’Enel che il Comune, dunque, pagava non solo per l’energia elettrica dell’orto botanico ma anche per quella delle abitazioni illecitamente allacciate. Il blitz dei Militari provocò una ferma protesta di molti abitanti delle palazzine, abusivamente occupate dal 2009. Sulla carta tutti occupanti indigenti. Ma in pratica non sarebbe stato sempre così perché la “visita” dei Carabinieri portò alla luce il possesso di elettrodomestici di ultima generazione e la disponibilità di auto di grossa cilindrata parcheggiate proprio sotto le abitazioni.

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