Lunedì 23 Luglio 2018 | 07:40

la sentenza

Violentò donna incinta
5 anni di carcere al bruto

Il fatto avvenne a Canosa: imputato un 53enne romeno

Violentò donna incinta5 anni di carcere al bruto

TRANI - Il suo desiderio sessuale era diventata la compagna del figlio. Non s’interessò di quel vincolo, né del fatto che la donna fosse comunque al settimo mese di gravidanza. La violentò. Abusò di lei fino a consumare un rapporto sessuale completo, tappandole la bocca perché non si sentissero le sue grida d’aiuto.
A poco più di un anno da quella barbarie il tribunale collegiale di Trani (presidente Giulia Pavese) ha condannato a 5 anni ed 1 mese di reclusione un 53enne rumeno residente a Canosa di Puglia. L’uomo (di cui omettiamo le generalità per tutelare la vittima) è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale aggravata e di tentata violenza privata ed è stato perpetuamente interdetto dai pubblici uffici, dalla tutela e dalla curatela.

Il fattaccio avvenne il 12 giugno dell’anno scorso a Loconia, frazione di Canosa. Vittima una ventenne rumena, già madre di due figli avuti con un altro uomo. Poi quella relazione finì e la donna intraprese un’altra storia con un coetaneo connazionale di cui rimase pure incinta.

I due si guadagnavano da vivere lavorando a giornata nelle campagne, sperando però di trovare un lavoro più stabile. Oltre che col compagno, la donna da qualche giorno conviveva col “suocero”, che non esitò a dar sfogo ai propri istinti sessuali. Quel 12 giugno le si avvicinò, e non curandosi nemmeno dell’avanzato stato di gravidanza, la minacciò di morte dicendole “Sei una pu…come hai fatto due bambini con l’altro uomo li puoi fare anche con me”. Ed ancora: Non pensare a mio figlio, lo puoi fare anche con me”. La prese a schiaffi e le tappò la bocca per evitare che la giovane urlasse per chiamare aiuto. Poi la denudò ed abusò di lei. L’uomo fu arrestato qualche tempo dopo a seguito della denuncia della stessa vittima che raccontò ai Carabinieri il terribile episodio, a cui seguirono altre minacce. Da quella coraggiosa denuncia partirono, dunque, le indagini coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Trani Alessandro Pesce, sostituito dal collega Antonio Savasta nell’ultima udienza del processo immediato, culminato con la condanna del 53enne rumeno.

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