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«Le mie due figlie
abbandonate al Don Uva»

Casa Divina Provvidenza

di ALDO LOSITO

ANDRIA - Un grido d’aiuto unito e una denuncia di degrado all’interno della Casa divina provvidenza di Bisceglie. Ma quello del signor Saverio di Andria è soprattutto un appello rivolto alle istituzioni per risollevare una struttura, che non è più in grado di dare la giusta assistenza ai pazienti ricoverati.
«Sono il padre di due ragazze disabili di 44 e 39 anni - scrive Saverio alla Gazzetta. Da oltre 25 anni le mie due figlie sono ricoverate nella Casa divina provvidenza di Bisceglie, ma da circa 5 anni l’assistenza è andata via via degenerando. A causa del dissesto finanziario della struttura, a tutti noto, il servizio è diventato negli ultimi tempi carente e inadeguato alle esigenze e alle necessità degli assistiti del reparto in cui sono ospitate le mie figlie».
Papà Saverio chiede un intervento urgente: «Vorrei sollecitare le autorità politiche ad intervenire - scrive l’uomo - in attesa del passaggio della proprietà della Cdp ad altro soggetto. Serve individuare con estrema urgenza una soluzione capace di assicurare una dignitosa assistenza a tutte le ricoverate del “Reparto femminile 5”, letteralmente abbandonate da diversi anni a causa dell’assoluta insufficienza del personale addetto alla loro cura, che pur si adopera generosamente nei limiti delle proprie possibilità».

Diretta conseguenza del degrado della struttura biscegliese, è il peggioramento dello stato di salute delle due ragazze. «Il mio appello trova la giustificazione nel progressivo e sensibile peggioramento della salute delle mie figlie - aggiunge Saverio -. Le trovo sempre più dimagrite ogni volta che le porto a casa, per tenere vivo in entrambe il ricordo della loro famiglia».
Nella nota anche il racconto di un intervento a proprie spese. «Per comprendere lo stato di abbandono delle ricoverate - conclude Saverio - segnalo che, in occasione di un recente intervento subìto da una delle mie figlie all’ospedale Miulli di Acquaviva, la ragazza è stata portata in ambulanza senza essere accompagnata dal personale della Cdp. Inoltre per assicurare un’assistenza competente e qualificata durante la permanenza in ospedale ho dovuto incaricare a mie spese una persona con specifica competenza nell’assistere i disabili. Adesso spero solo che il mio grido d’allarme non cada nel vuoto, per il bene delle mie figlie e di tutte le altre ospiti della struttura Casa divina provvidenza».

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