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la manifestazione

L'urlo di Canosa
contro il racket

Canosa in piazza contro il racket

di ANTONIO BUFANO

CANOSA - Tutti insieme, donne e uomini di tutte le età, rappresentanti delle istituzioni e dei partiti locali, forze dell’ordine, parroci, scuole, associazioni di volontariato, organizzazioni datoriali e sindacali, l’antiracket, a fianco dell’imprenditore-coraggio, Nunzio Margiotta, per opporsi alla recrudescenza del fenomeno criminale. Un sit-in nella gremita piazza Vittorio Veneto, con circa un migliaio di persone, per ricordare che esiste ancora “un vero e proprio cancro sociale”: il racket e l’usura e per richiedere, con forza, la legalità perduta.
«Mi sono ribellato al racket e continuerò a battermi per la legalità. Sono sicuro -ha detto Margiotta- di far felice anche mio padre, che mi ha lasciato in tenera età. La dignità ed il coraggio delle azioni sono stati alcuni dei valori che ha tramandato a me e alla mia famiglia. Resisterò anche per conservare il posto di lavoro ai miei dipendenti».
Alla manifestazione ha partecipato anche il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, insieme a Giuseppe Corrado, presidente provincia Bat, ed al consigliere provinciale Gigi Antonucci, venuti da Bisceglie. Tanti gli slogan per ribadire che la città si oppone decisamente al racket.

Una manifestazione che ha voluto essere un messaggio lanciato dai cittadini e venuto dal basso. È stata una possente richiesta di legalità, un urlare forte la voglia di libertà dal pizzo, dall’usura e da tutte quelle forme di organizzazione criminale, che costituiscono una «vera e propria malattia sociale». La città si è svegliata e le centinaia di manifestanti hanno dimostrato di voler procedere, insieme, a testa alta, altrimenti resterà sempre la malavita a farla da padrone, lasciando le sue scie di violenza. Dunque una manifestazione contro un pericolo sempre più presente nel territorio e mai scansato. Un «mostro» che aggredisce la società civile e che imperversa in maniera malefica. Si è avvertito forte l’invito a denunciare il racket e l’usura, a liberarsi dal pizzo e a camminare insieme sulla via della giustizia e della legalità.

Un volantino distribuito durante il corteo sintetizzava il sentimento prevalente nei manifestanti: «A seguito dei gravi e ripetuti episodi criminali degli ultimi mesi: minacce e attentati dinamitardi alle attività commerciali, estorsioni, incendi, furti, rapine, spaccio, risse, scomparsa di concittadini e regolamento di conti, Canosa dice no!» La città ha richiesto una svolta, preoccupata per lo stato di insicurezza sociale a carico delle famiglie e della locale realtà produttiva. Dalla piazza si è levata, ad alta voce, l’istanza di una maggiore sicurezza per il singolo, le famiglie e la comunità tutta. Indirizzata a tutte le Istituzioni, al ministero degli Interni, al prefetto e al questore di Bari, è partita la fondata domanda del potenziamento delle Forze dell’ordine e dell’aumento, per poter svolgere al meglio il loro compito, dei mezzi a loro disposizione ed è stata rinnovata la richiesta di una risposta decisa e concreta, che aiuti la città a superare questo difficile momento con la presenza dello Stato ventiquattro ore al giorno.

Alla situazione attuale, che è di grave pericolo collettivo, occorre, pertanto, rispondere incrementando i controlli e contrastando energicamente gli atti criminali. La gente sana ha chiesto, altresì, un’attenzione particolare per tutte le attività produttive, che si vedono costrette, non solo a dover affrontare un grave periodo di crisi, ma anche a fronteggiare i malavitosi presenti in città, che logorano la volontà, la serenità e l’immagine di una comunità che rivendica una realtà diversa. «Canosa, città ricca di storia e di spirito di iniziativa, merita la possibilità di non dover lasciare fuggire via i suoi onesti concittadini, ma di offrire loro prospettive e merito»: così era scritto su un volantino. Vale, comunque, la pena ricordare che la manifestazione di ieri sera da sola non basta e che per ottenere i risultati sperati nella lotta al pizzo e agli usurai le vittime delle estorsioni devono seguire l’esemplare comportamento fornito dall’imprenditore-coraggio Nunzio Margiotta. Rivolgersi con fiducia alle Forze dell’ordine e denunciare il racket è l’unica strada percorribile per contrastare efficacemente la pressione criminale. Gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani devono sapere che troveranno sempre il massimo riserbo ed una risposta immediata e professionale se si affidano allo Stato, mentre con l’omertà ed il silenzio si rendono complici dei loro stessi aguzzini.

Oggi siamo di fronte a cambiamenti profondi rispetto ad un passato in cui racket e usura venivano sottovalutati. Il cittadino non è e non si deve sentire più solo. Si è sviluppata una legislazione e una forte rete associativa a sostegno delle vittime e a tutela di chi denuncia. Le associazioni di categoria sono in prima fila nella lotta al racket, le forze dell’ordine e la magistratura arrestano e condannano estorsori ed usurai. Ciò non significa che l’omertà ed il silenzio per paura o, peggio, per conveniente adesione alla protezione dei malavitosi siano stati debellati. Occorre promuovere nella società, in modo ancora più concreto ed efficace, la cultura della legalità, la partecipazione democratica dei cittadini, il senso di responsabilità di ciascuno e di tutti. Lo Stato è oggi a fianco delle vittime del racket con azioni concrete. Liberarsi dall’usura, oggi, è un’impresa possibile.

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