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Il fiume di olio tunisino preoccupa i produttori dell’area Nord Barese

Il fiume di olio tunisino preoccupa i produttori dell’area Nord Barese
di Paolo Pinnelli

BARLETTA - È la scelta della Commissione Europea per sostenere l’economia tunisina: incrementare di 35mila tonnellate le importazioni di olio, a dazio zero, nel territorio comunitario per i prossimi due anni. Che si aggiungono alle 57mila tonnellate già esistenti nel mercato. La «colata» dell’olio tunisino ha suscitato sdegno unanime. Dopo l’on. Fitto e l’on. Benedetto Fucci, quella del consigliere regionale Francesco Ventola (Oltre con Fitto) e dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica.

Partiamo da Andria (cioè la patria dell’olio extravergine di oliva), dal presidente AIAB Puglia, Giuseppe Lombardi: «E’ incresciosa la decisione della commissione Europea ad aumentare l’importazione delle quantità di olio tunisino senza alcun dazio – afferma - Stiamo assistendo ancora una volta ad una svalutazione dell’economia locale e territoriale dei paesi del Sud Europa che con impegno e sacrificio, creano un economia reale, tutelano il territorio e si impegnano a creare posti di lavoro. Siamo solidali con l’economia della Tunisia e con la popolazione: è un Paese del Mediterraneo simile al nostro ma non è con l’importazione libera che l’aiutiamo: non si fà altro che danneggiare noi e loro».

Lombardi continua: «Non so se potremmo contrastare questa Comunità Europea disattenta e faziosa nei confronti di qualche lobby olearea, ma possiamo fare molto nei confronti dei cittadini consumatori: informandoli e dando loro strumenti utili nella scelta e negli acquisti perché bisogna capire che oggi dobbiamo essere consumatori-attivi per modificare il destino di un paese ed è per questo che da anni l’AIAB promuove: cioè l’incontro diretto tra produttori e cittadini nella Biodomenica, che si terrà a Bari, piazza del Ferrarese, domenica 4 ottobre».

Sul fronte politico, lo sdegno del consigliere regionale Francesco Ventola, canosino, eletto nella Bat, cioè nel cuore della produzione olivicola della Puglia. «Non ci va per niente bene il modo in cui l’Europa assume le decisioni che incidono sul comparto agricolo: l’ultima, grave determinazione della Commissione Europea è quella, manco a dirlo, che colpisce le nostre produzioni olivicole. Un danno per i nostri coltivatori per l’aumento dell’offerta di olio sul mercato europeo. Una vera e propria concorrenza sleale (per i differenti costi di produzione) a discapito della qualità (per la carenza dei controlli) che colpirà il consumatore. - prosegue Ventola - Se da una parte le produzioni olivicole pugliesi non sono mai state adeguatamente remunerative, dall’altra gli agricoltori sono obbligati a tutelare un patrimonio culturale ed ambientale caratteristico del nostro paesaggio. Quali altri sacrifici devono fare i tanti piccoli e meno piccoli operatori agricoli per meritare la necessaria protezione delle loro attività economico-produttive?».

Da qui l’appello: «La Regione Puglia faccia sentire unanimemente la sua protesta, il Governo Renzi batta un colpo sul tavolo europeo. La produzione olivicola – conclude Ventola - è identitaria della Puglia. Vogliamo convincere i nostri giovani a credere in uno sviluppo possibile, in una visione moderna del settore. Ma le politiche di tutela e di sostegno delle produzioni non ci possono vedere soccombere sempre ed a beneficio di altri prodotti e latitudini: talvolta si è trattato di quelle lattiero-casearie, alte volte cerearicole, altre ancora ortofrutticole. Che l’allarme sia stato lanciato dall’europarlamentare Raffaele Fitto e sia stato sostenuto dalla sua collega Elena Gentile ed altri rappresentati, ci va benissimo. Quello che interessa i nostri produttori è che non si avveri il non c’è due senza tre: prima l’uva da vino, poi il pomodoro! Ora l’olio d’oliva?».

paolo.pinnelli@gazzettamezzogiorno.it

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