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Pinotti da Barletta sui marò «Cerchiamo una via giusta per una vicenda nata male»

Pinotti da Barletta sui marò «Cerchiamo una via giusta per una vicenda nata male»
BARLETTA – "I marò sono una nostra preoccupazione costante e quotidiana, ieri era anche il compleanno di uno di loro due, a cui ho fatto gli auguri, ma ovviamente questo è un piccolo segno di attenzione personale, mentre il lavoro che stiamo facendo è cercare di rimettere sulla strada dritta una vicenda che purtroppo è partita nel modo sbagliata". Lo ha detto a Barletta il ministro della Difesa Roberta Pinotti parlando con i giornalisti.

Massimiliano Latorre, il marò italiano accusato in India di aver ucciso due pescatori indiani insieme con il collega Salvatore Girone è rientrato in Italia dopo un’ischemia e ieri ha compito 48 anni. Il suo commilitone Salvatore Girone è invece in India.

Alla domanda su quando anche Girone rientrerà in Italia e la vicenda sarà chiusa, il ministro ha risposto: "Se avessi la data sicuramente la comunicherei in mondovisione".

 "Sono qui soprattutto per onorare il ricordo di un eroe che partendo da Barletta ha perso la sua vita per costruire un pezzo dell’Italia in cui oggi noi viviamo". ha detto il ministro della difesa Roberta Pinotti, intervenendo a una cerimonia per ricordare il Centenario dell’entrata in Guerra nelle case degli italiani, conflitto nel quale la città di Barletta ha perso al fronte un giovanissimo sergente dei bersaglieri Giuseppe Carli, il primo giugno 1915, durante la battaglia sul monte Mrzlivrk, in Slovenia, ed è per questo prima medaglia d’oro al valore militare della città di Barletta.

"Carli – ha aggiunto il ministro Pinotti – è il simbolo di quei tanti giovani partiti, anche dal sud, per la grande guerra per combattere in terre lontane per darci il paese in cui viviamo ed è bello che la città abbia deciso di scegliere un giovane eroe che da questa città è partito".

Il ministro Pinotti ha apprezzato la lettera di quel militare, l’ultima inviata alla famiglia dal fronte, per chiedere che i famigliari gli inviassero cinque lire per farsi una fotografia: la missiva è stata letta dal suo pronipote, Gaetano Carli, generale di brigata dell’esercito.

"In quella lettera – ha detto il ministro – c'è tutta la normalità della vita di un ragazzo di quell'età, nella sua richiesta di denaro alla famiglia per poter essere ricordato e pure la inconsapevolezza del futuro, visto che da lì a pochi giorni Carli sarebbe morto, colpito due volte, chiedendo ai suoi soldati di non restare con lui ma di continuare a combattere".

"La dimostrazione di coraggio di quel ragazzo e dei nostri padri – ha concluso il ministro – per noi è un debito morale da onorare dimostrando attaccamento alla patria e spirito di sacrificio, solidarietà, desiderio di costruire il futuro".

Alla cerimonia, che si è svolta al castello di Barletta, che ancora porta i segni del bombardamento subito cento anni fa dalla corazzata austriaca Helgoland, oltre al ministro della Difesa, hanno preso parte il capo di stato maggiore dell’esercito, generale Danilo Errico, il sindaco della città, Pasquale Cascella, il prefetto Clara Minerva e le autorità civili e militari del territorio, oltre al presidente della commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre.

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