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Bisceglie, «l’area protetta marina? Impossibile, almeno per ora»

Bisceglie, «l’area protetta marina? Impossibile, almeno per ora»
di LUCA DE CEGLIA

BISCEGLIE - «Sussistono difficoltà oggettive per l’istituzione dell’area marina protetta “Grotte di Ripalta – Torre Calderina” tra Bisceglie eMolfetta e, quindi, per la prosecuzione del relativo iter ministeriale avviato nel 2013». La causa? «Vi è un degrado ambientale rilevante e non risolvibile nel breve-medio periodo». Da Roma, dunque, si ribadisce ciò che è già noto, non da ora. L’occasione per «scoprire» le carte in tavola sul caso dell’area di riserva marina è stata un’interrogazione parlamentare presentata dall’on. Salvatore Matarrese. Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha risposto al question time in VIII Commissione Ambiente, tramite il quale l’on. Matarrese chiedeva «di tutelare il litorale di Ripalta oggetto di una insostenibile e costante situazione di inquinamento e di fornire notizie in merito allo stato di avanzamento della procedura di istituzione dell’area protetta che interessa il tratto di costa compreso tra i Comuni di Bisceglie e Molfetta».

«In particolare, il ministro ha riportato le risultanze dello studio condotto dall’ISPRA dalle quali emergono diversi elementi di criticità ambientale, ovvero: 1) la presenza di due scarichi di depuratori e di due corsi d’acqua che collettano i reflui dei centri urbani di Bisceglie, Corato, Molfetta, Ruvo e Terlizzi, oltre che di alcuni impianti di concia di pelli, riversati direttamente sulla battigia; 2) il divieto di balneazione riguardante la quasi totalità delle acque costiere comprese tra le Grotte di Ripalta e Torre Calderina; 3) la presenza diffusa di un tipo di alga tossica Ostreopsis ovata (dati del Monitoraggio quindicennale di Arpa Puglia); 4) la mancanza nell’area di particolari valenze naturalistiche, fatta eccezione per la presenza del SIC “Posidonieto San Vito - Barletta” individuato per la presenza della farenogama Posidonia oceanica la cui prateria però risulta ormai scomparsa nell’area oggetto di studio». Il ministro conclude riferendo che «non è esclusa la possibilità di una graduale ripresa ecologica degli habitat marini attualmente compromessi, seppur non a breve termine, considerata la previsione di un progetto per la realizzazione di una condotta sottomarina per lo scarico dei reflui civili, causa del degrado ambientale rilevato» .

«È davvero singolare che proprio in u n’area dalle evidenti potenzialità ambientali si concentrino diversi collettori di scarico, questo stato di fatto denota negligenza all’atto della localizzazione e della valutazione preventiva delle opere – commenta l’on. Matarrese - altrettanto evidente è la mancanza di controlli e monitoraggi preventivi che hanno causato la compromissione dell’habitat marino». Tuttavia l’on. Matarrese annuncia che «l'approfondimento della situazione, a seguito della nota inviata alla VIII Commissione Ambiente della Camera, consentirà di verificare se vi saranno i presupposti per il ripristino dello stato dei luoghi con il miglioramento della situazione ambientale».

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