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La storia di Oksana dall’incubo Chernobyl alla laurea a Bari

La storia di Oksana dall’incubo Chernobyl alla laurea a Bari
di Giuseppe Dimiccoli

BARLETTA - I suoi occhi sono belli, il suo sorriso lo stesso di quando atterrò per la prima volta in Italia. Faceva parte di quella moltitudine di «angeli biondi» di Chernobyl che trovavano, e continuano a trovare, affetto e «ospitalità terapeutica» a Barletta e in tutta la Puglia. Oksana Bratus, da pochi mesi, è un dottore in medicina dopo aver conseguito la laurea all’Università degli Studi di Bari. Questo medico dalla voce dolce e sicura, a distanza di 29 anni dal più grave disastro mai avvenuto in una centrale nucleare a Chernobyl, lancia un appello al «grande cuore dei pugliesi e a tutti gli italiani» a continuare «a dedicare affetto e aiuti concreti a tutti quei bimbi che ancora hanno bisogno di aiuto».Questo lo sapeva bene. Ora che è un medico ha anche i dati scientifici per affermarlo. Quanto avvenuto al reattore numero 4 della centrale atomica alle 1.24 del 26 aprile 1986 è storia. Tuttavia la situazione attuale in Ucraina è di quelle che mette i brividi per quanto riguarda i disagi che la popolazione vive a causa di una sorta di «guerra civile fantasma» che sta impoverendo tutti e tutto. Specialmente gli ospedali. Per comprendere quanto sia difficile la situazione, anche solo dal punto di vista della sicurezza, basta riflettere sulle parole di Angelo Gentili, responsabile «Legambiente solidarietà», in merito alla questione urgentissima della messa in sicurezza della centrale di Chernobyl che «non è stata risolta, a causa dei problemi per la costruzione del nuovo sarcofago. Il reattore in pessime condizioni è infatti una vera bomba a orologeria che deve essere subito disinnescata».

Oksana, rivolgendosi alla Puglia e al resto d’Italia, roteando il caleidoscopio dei ricordi e delle emozioni in segno di ringraziamento: «Correva l’estate del 1996, quando atterai per la prima volta, curiosa di questa nuova esperienza ma un po’ spaventata per ciò che avrebbe potuto significare per me. Sapevo che sarebbe stata una vacanza di un mese in una famiglia italiana ma non potevo immaginare che la mia vita stesse imboccando la via che mi avrebbe portata a tutto questo. Mi ricordo come tutto era diverso e come ero curiosa a conoscere questo mondo nuovo pieno di tradizioni, persone e sapori distanti dalla mia cultura. Le persone erano tutti molto sorridenti, cordiali, volevano sempre dare tanti baci e abbracciarmi. Tutto questo mi sembrava strano, ma allo stesso tempo mi incuriosiva. Non posso dire che gli ucraini siano freddi, però non ero abituata a dare il bacio a tutti e avere i pizzicotti sulle guance. Già dopo la prima estate sono tornata a casa abbronzata, più rotonda e abituata a salutare con tanti baci persone alle quale un tempo avrei solo ammiccato per strada: ero già cambiata, era subentrata in me l’aria della Puglia». Oksana che nel suo girovagare è stata anche in Germania e Norvegia tra le persone più care alle quali vuole «un bene del cuore» ricorda la sua «famiglia barlettana». «Sono cresciuta in una famiglia di medici e tutti si aspettavano da me che avrei intrapreso questa strada. Io non ero molto sicura cosa volessi fare. Ero curiosa di scoprire il mondo e penso che proprio questo mi abbia spinto a cambiare e nonostante fossi già iscritta alla facoltà di Economia a Kiev sono venuta a Bari e ho provato il test di Medicina. Il caso ha voluto che mi fossi trovata proprio nel anno dello scandalo di medicina. Quando le cose sono diventate così complicate e i corsi non partivano e non sapevo come sarebbe finito. Tutto ciò mi ha convinta che volevo fare proprio il medico nella vita», ha continuato Oksana. Il ricordo degli anni universitari a Bari: «Sono stata fortunata ad avere l’alloggio presso il collegio e la borsa di studio durante tutto il mio percorso universitario. Per questo devo ringraziare l’Adisu con i suoi dirigenti e il direttore del collegio. Iliana, mia compagna di stanza nonchè collega e amica, mi ha insegnato moltissimo. Credo sia stato il destino a metterci in stanza insieme. E ci siamo anche laureati a distanza di una settimana e spero rimarremo sempre amiche. Ho scritto la mia tesi nel reparto di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare dove ho scritto la mia tesi e devo dei ringraziamenti infiniti al professor Regina. e al professor Angiletta». Prima di salutare il cronista, con gli occhi lucidii: «Credo nell’Italia e che voi pugliesi siate delle persone uniche e fantastiche. È difficile trovare un paragone simile in Europa. Spassiba».

Per chi volesse interiorizzare questa tragedia faccia proprie le parole di Aleksievic Svetlana nel libro «Preghiera per Chernobyl». Si capisce tutto. Si soffre per tutto.

twitter@peppedimiccoli

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