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Dalla Colombia alla Bat sgominata banda di trafficanti

BARI – Una ventina di persone sono state arrestate in tutta Italia con le accuse sono di fare parte di una organizzazione finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di ingenti quantità di cocaina, hashish e marijuana e detenzione a porto abusivo di armi. Attraverso un asse commerciale tra Colombia e Spagna, l'organizzazione faceva giungere sulla piazza del nord barese, tra Andria, Barletta e Trani, ingenti quantitativi di droga che poi venivano smistati in diversi capoluoghi italiani
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Dalla Colombia alla Bat sgominata banda di trafficanti
BARI – Vettori che portavano in Italia chili e chili di cocaina, hashish e marijuana, provenienti dalla Colombia attraverso la Spagna, che poi venivano rivenduti nei principali capoluoghi italiani. Ogni carico di cocaina gestito dall’organizzazione poteva valere dai 100 ai 250 mila euro per un giro d’affari mensile attorno agli 800mila euro. E a fronte di queste somme i componenti della famiglia del capo dell’organizzazione che gestiva il traffico, Giuseppe Pasculli, di 48 anni, di Andria, risultavano tutti nullatenenti e con redditi non oltre i 6mila euro annui.

È quanto è stato accertato nel corso delle indagini – iniziate nel dicembre del 2013 – che oggi hanno consentito ai carabinieri di sgominare una banda di narcotrafficanti internazionali.
In tutto sono 21 le ordinanze emesse dalla Procura di Bari, 18 in carcere e tre ai domiciliari; tre delle persone raggiunte da ordine di cattura sono tutt'ora irreperibili.

Il gruppo criminale capeggiato da Giuseppe Pasculli – che probabilmente era dedito anche al traffico di armi – era particolarmente attivo nella vendita di droga nel Nord Barese e a Bari. La droga arrivava dalla Colombia, attraversando la Spagna arrivando in Puglia da Milano o da Napoli, città quest’ultima dove alcuni componenti dell’organizzazione risiedevano in modo temporaneo.

La banda operava in pratica come grossista, con capacità di salvaguardare il traffico attraverso diversi stratagemmi di trasporto e comunicazione all’interno del gruppo criminale: si avvaleva, ad esempio, di un’agenzia di sicurezza per bonificare da eventuali 'cimici' i mezzi dei trafficanti e di un’altra di pratiche per auto che controllava le targhe per evitare pedinamenti da parte delle forze di polizia. Da grossisti quali erano, i componenti dell’organizzazione criminale riuscivano a controllare il valore della merce dettando il prezzo della droga da acquistare e da vendere. La droga – secondo quanto accertato – veniva poi distribuita dai clan Strisciuglio e Palermiti.

L'indagine è cominciata nel 2013 con l’arresto di numerosi autotrasportatori incensurati, che consentì di individuare importanti canali del narcotraffico internazionale. Oltre a Giuseppe Pasculli, in carcere sono finiti anche due suoi figli, la moglie e il genero.

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